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Tornare nel presente

Qualche giorno e tornerò finalmente nel presente. Un aereo e sarò nel 2015, al passo con i tempi. Basta un biglietto, 80€, la nostra tangente per uscire dall’isolamento, varchiamo il mare e vediamo il mondo.

Avete mai avuto questa sensazione?

Quando stai qui sembra, se ti va bene, di vivere nel 2005. Lo ammetto e scusate la presunzione: preferirei stare un pochino al passo con i tempi. O se dovessi tornare indietro, ridatemi almeno gli anni 80 non questi tempi insipidi.

Non è un'isola (dei) per giovani

La Sardegna non è un’isola per giovani.
È forte il potere degli ultrasessantenni in ogni angolo della vita pubblica.
Specifico: questo post non vuole essere un attacco alla terza età e a tutto il prezioso patrimonio di storie e testimonianze che può dare.
C’è un’altra terza età.
Il problema non è la carta d’identità, ci mancherebbe, ma la forma mentis: di questi, chi si è laureato o ha sviluppato qualcosa di importante (un’impresa, uno studio) detiene potere e soldi e vede negativamente qualsiasi svolta, qualsiasi giovane e la parola futuro.
Pensa che il suo ciclo duri in eterno. Che l’isola morirà contemporaneamente al suo passaggio a miglior vita.
Poi ci sono molti anziani che grondano di ignoranza e luoghi comuni appresa da televendite, chiacchiere da vicinato e giornale. Che reiterano idee e comportamenti senza una base razionale. Sono fermi ancora al “no perché è no” anche di fronte all’evidenza.

Che isola ereditiamo? Un disastro.

Nessun passaggio di testimone tra generazioni, nessun filo di Arianna prezioso per guardare il futuro: troppo chiuse e presuntuose quelle vecchie, spesso incapaci e smidollate quelle giovani. Senza pensare ai tanti giovani che già a vent’anni sono vecchi (io ne ho visto tanti…).
Nascono in pochi, mortalità zero, e i migliori se ne vanno, non senza qualche lacrima: resta chi ha voglia di soffrire, ma anche i mediocri, i neet, incollati nelle sedie delle facoltà, parcheggiati in qualche bar (guarda i paesi), schiavizzati da qualche lavoretto per pagarsi la serata in disco o il sogno di diventare “quelli della tv”, senza arte né parte.

Se chiedete al ragazzo di oggi i suoi sogni, cosa farà da grande, o non vi sa rispondere o vi dice che aspetta una bella macchina. Questo è il sogno ricorrente. Forse anche quello di ieri. Non una sicurezza lavorativa, non un futuro. Non sanno cosa fare.
Se poi pensi che le famiglie più prolifiche sono quelle gagge (guarda le spiagge), fatti due conti e capirai cosa succederà a breve…

Non si chiedeva poi tanto: indicare una strada e dare ai propri figli anche l’opportunità di sbagliare. Invece nulla.

Un’altra occasione perduta e forse una condanna a morte per un’isola senza futuro.
(Nel caso non si fosse capito non è un’accusa agli anziani quanto a certa terza età che non ha minimamente a cuore il futuro di questa terra).