E così un altro colpo venne inferto alla movida cagliaritana. Uno dei tanti, che vuol significare come la vita notturna pare sia il problema di ordine sociale più incombente.Ovviamente queste decisioni partono da scelte dell’amministrazione comunale che decide di tutelare la quiete e il riposo (frequenti sono state le dichiarazioni in tale senso) a dispetto di altre urgenze.

Fa sorridere sentire – e non solo in periodo elettorale – parlare di “Cagliari città turistica”. Queste tre paroline magiche me le ricordo da quando mastico di politica e cronaca, da quando bevevo la One-o-one al posto della Coco. Negli ultimi anni si è aggiunta un’altra suggestione, “Cagliari capitale del mediterraneo”.

La realtà è che di suggestioni non si vive. Passa il tempo e l’arretratezza culturale, progettuale e ideale di Cagliari è oramai nota. Un’arretratezza che parte da vari settori della classe dirigente e, naturalmente, investe i cittadini.
Credo – da quando mi sono interessato – nella capacità e nella missione della politica di imprimere svolte alla società, non solo di amministrare le beghe e rilasciare autorizzazioni, riparare tombini e mettere cartelli di divieto: questo slancio a Cagliari manca.

Ci mancherebbe: la città, noi tutti, forse neanche vogliamo questo. Non ci interessa. Non siamo una città che ha la prospettiva di immaginarsi tra dieci e venti anni.

Mi chiedo dove siano i grandi progetti che ad ogni tornata elettorale fanno sognare il nostro immaginario, quelli raccontati con slide e depliant coloratissimi. Mi chiedo dove e quali contenuti abbia avuto la road map tracciata con l’idea di Cagliari Capitale del mediterraneo, se non in qualche convegno, ospitata di consoli e manifestazione culinaria.
Cagliari non riesce ad esercitare un ruolo di capitale neanche nei confronti della Sardegna.
Non riesce a porsi come punto nevralgico dell’incontro di culture europea e nord africana. Non riesce forse a calamitare il grande potere che le hanno conferito il ruolo, la storia, la posizione nel bacino mediterraneo, le sue potenzialità.
Manca, insomma, ad assurgere a un ruolo. Preferisce il piccolo cabotaggio, la navigazione a vista, il quieto vivere.
La cartolina di Cagliari è un uomo di mezza età abbronzato che passa la mattina a parlare al cellulare, a sbadigliare, a guardare la pagina sportiva di qualche quotidiano.

Ecco allora, dopo tanti interventi, che si ricomincia a parlare di turismo e di Poetto. Cosa è cambiato al Poetto in questi anni? Qualche striscia pedonale, qualche aiuola, ZTL si e no. Il resto sembra sempre lo stesso: la perenne polemica sui baretti, la sporcizia dell’arenile, la sabbia che se ne va, la sicurezza notturna.

Siamo lontani dalla concezione di un litorale come quello di altre città o forse di un litorale e basta. Un litorale vivo, fresco, dinamico, ricco di opportunità per turisti e cittadini, con musica, attrazioni e servizi ma nel rispetto della sostenibilità ambientale e delle regole.
Non apro il discorso dei bus notturni perché ci sarebbe da ridere: il Ctm fa spallucce, costoso tenerli, e rischio sicurezza. Morale? Cagliari è in scacco alle orde di gaggi.
Per noi il Litorale è questo: un posto dove mettere un ombrellone, un asciugamani, sdraiarsi e passare le ore. Mangiare un gelato o sorseggiare una bibita. Poi tutti a nanna. Un po’ di musica, sì dai, ma non esageriamo.
Servizi? È come infrangere il Nuovo Testamento. Musica e dj? Peccato mortale. Balli? Si va diretti all’inferno.

Il turismo, quello giovane, gira alla larga da noi. Quello low cost, quello delle cricche che girano le città d’Europa alla ricerca di divertimento senza spendere troppo.
Eppure potremmo davvero essere un posto favoloso se solo capissimo che non bastano il territorio e la natura, ma serve anche la cultura. Arrivano i croceristi, è vero: ma parliamo dell’accoglienza, dei negozi chiusi, dei prezzi, dell’ospitalità?

Lasciamo perdere.
La nostra spiaggia rispecchia la nostra realtà: provinciale, chiusa, autoreferenziale, annoiata e poco dinamica. Non lamentiamoci dunque se il nostro Poetto è la cartolina riverniciata e senza casotti del Poetto anni 80, quelli dei nostri avi.

Un consiglio agli imprenditori, quelli che sono rimasti nel solco delle regole e che hanno tenuto duro sacrificando soldi ed energie: è una lotta inutile, impari. È una lotta contro un mostro informe che non ha persona né indirizzo: la mentalità cagliaritana.

Quella che ha come prima regola: attacca chiunque voglia fare qualcosa per gli altri.

Poco cambierà. Assisteremo al solito film di promesse fino alle elezioni, scadenza imminente. In quel caso si farà la corsa a definirsi pro-Poetto, pro-movida, pro-giovani.
Oggi è un esercizio culturale: tutti a parlare di Poetto come priorità, di litorale di servizi e attrazioni. Ma poi vincerà sempre quello, il potere silenzioso della Cagliari “che non vuole”.

Facciamocene una ragione e per l’estate andiamo altrove a divertirci ogni tanto.

Tixi

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