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Lunedì, faccio la spesa, incontro un amico e poi vado in studio di registrazione per un progetto musicale.
Tutto programmato per poi rientrare a casa, farmi un’insalata semplice, senza nessuno slancio. È lunedì e il corpo lo sa.
Le 9 di sera sul cruscotto, l’aria frizzante, le luci del lungomare.
Perché tornare a casa? Cambio strada, via. Alla radio gli Spandau Ballet, through the barricades. Mi rivedo nell’88, pischellino di 13 anni con i vinili nello stereo Aiwa del salotto, ascoltavo la musica di mio fratello, schiacciavo i tasti della Olivetti di papà e sognavo cose che avrei fatto da grande. Tutto scritto dal destino: scrittura e musica. Scrittura e musica. Non sono nato oggi, radici profonde.
Prima pizzeria, insegne luminose, troppo tardi per chiamare qualcuno a unirsi. «Sono solo», scambio sorrisi col cameriere, poi ai tavoli. Si accomoda anche il mio zaino che mi farà compagnìa. Vedo l’emozione di chi come me vive questo strano giorno e una cena un po’ speciale. Un compleanno rumoroso, una coppia di amici, un’altra di amiche.
Non è capodanno, non è natale, è un fottutissimo lunedì che potrebbe essere inutile se non fosse il primo di zona bianca. Un lunedì di speranza.
Sono felice per me, per chi lavora, per chi vive, per come stanno andando le cose.
Una pizza e un bicchiere di vino. Li chiamo attimi di inutile felicità. Ma grazie a questi sopravvivo e invecchio come voglio.

BUONA VITA A TUTTI

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