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Non so se sia una caso con la bella notizia della zona bianca, ma oggi sono a Bitti per una bella iniziativa della Federazione calcio, in una giornata di sole.
Essere qui significa vedere, metro dopo metro, il contrasto tra una natura che ti affascina e ti rende un puntino, e i segni delle ferite, il terreno violentato dalla furia di acque e detriti in ogni suo angolo.
Ferite che si riemargineranno, ne son certo, e che non scalfiscono l’orgoglio dei bittesi, che tengono duro, e anche oggi lavorano alla sistemazione.

Poi c’è la speranza.
C’è il signor Giorgio che, incuriosito delle foto che sto facendo, mi mostra la sua casa in via Cavallotti e indica il livello dei detriti: «Pensa che fino a lì era tutto fango, non è facile ma ci proviamo». Mi regala un sorriso genuino.
I piani di sotto sono sistemati, le serrande sono nuove, alcune cantine sono riutilizzabili, ma la strada e alcuni caseggiati nei dintorni sono incerottati e polverosi.

Nella bella piazza c’è il Comune, con una facciata bianca pulita, e vicino Su Zilleri de Pigozzi con il tendaggio verde.
Targhe vecchie e nuove, San Pellegrino, Ichnusa, gelati Motta e ancora attenzione, pericolo, con ritmo e velocità Ninnè con i suoi occhiali a goccia e la capigliatura folta sforna caffè e birre e poi avvisa tutti “Saludi pitzinnos e a chent’annos” mentre sorseggia un bicchier d’acqua pronto a mo’ di fil’e ferru.
La voglia di ripartire è negli sguardi orgogliosi di due appassionati di calcio che ricordano i fasti della Bittese, nei panni stesi al sole, nella parole del sindaco: « Non basta ricostruire case, bisogna anche rimettere in movimenti culturale, sport e socialità».
Il paese è un grande cantiere, dove tutto viene rimesso a posto. Come in Piazza Giovanni dove una tenera madonnina con fiori freschi controlla un incrocio di varie direzioni e una cassetta delle lettere solitarie. Chissà quante parole e sentimenti saranno passati per quel pertugio.
L’alluvione ha tagliato il paese tanto che per andare da una parte all’altra bisogna trovare soluzioni che i navigatori non suggeriscono. Strette viuzze che celano segreti e piccole storie. Una chiesetta aperta con i banchi vuoti e il sole che entra, un cartello stop tondo, una donna che si allontana in una salita polverosa, un archetto dove passare con fatica con l’auto e ancora i comignoli e case abbandonate chiuse da arrugginiti cancelli.

Com’è che diceva Cremonini? “qua in Sardegna splende sempre il sole anche quando è il caso di far piovere sul cuore”. E il sole anche oggi splende su Bitti. Su questo bel campo dove dei bambini giocano. La speranza ha forma di pallone.

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