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Nel mio 20 aprile passano tante cose di mezzo.

Passa nel 2011, la fine di una bella esperienza da allenatore di calcio a 5 per un progetto, l’Atiesse, che ha coinvolto tantissimi ragazzi e persone che ci hanno aiutato e supportato in quei quattro anni fantastici.
Una finale amarissima, persa contro il forte Basilea di Massimo Frontedduquando pensavamo che fosse la stagione giusta per conquistare un titolo inseguito da anni, e un ciclo che si chiudeva per me e per tanti. Dopo quella gara ricordo che presi l’auto e me ne andai a Margine Rosso ripensando a tutte le belle cose costruite e passate ma anche all’idea che forse era il momento di cambiare.

Il 20 aprile è anche, più recente, la morte di un dj e producer che ha segnato tanto per la musica internazionale e per la mia carriera in consolle: Avicii. Resta ancora l’amarezza di aver perso troppo preso un giovane talento, dal suono inconfondibile capace di rivoluzionare come pochi la dance. E averlo perso nel peggiore dei modi, in preda forse alla sua grandezza diventata poi depressione ingestibile

 

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