Spesso mi rendo attore protagonista di casini che meriterebbero di essere ripresi per una puntata di Mr Bean o le comiche di Benny Hill. L’audience salirebbe alle stelle. Le gaffe o gli aneddoti non mancano. Ho un curriculum niente male: dalla benzina al posto del gasolio alle chiavi dimenticate, dal motore fuso di ritorno dal Why not all’auto sul fosso alla prima imboscata con una donna. Oppure suonare a campanelli sbagliati, salutare persone che sembravano altre, battute infelici a matrimoni e funerali, chissà che altro vi potrei raccontare…

Oggi, uscendo dal dedalo di parcheggi sotterranei dove c’è il box dell’auto di mio fratello sono riuscito, in manovra, a raschiarla. Roba da dilettanti, da presa per culo in eterno. Scena bellissima: giro le chiavi, accendo il cruscotto, marcia indietro e rumore stridente. Capisco in pochi attimi cosa ho combinato. Esco dall’auto e vedo l’accaduto. Comincio a pensare alle probabili scuse per evitare lo sbeffeggio del big brother, ma poi mi sciolgo e ammetto: sono un imbranato. Non cambierò mai.

L’episodio però è meritevole di una ulteriore riflessione. Mi ha fatto ripensare alla figura (tradizionale) del fratello piccolo, così come sono io, perennemente casinista e scapestrato rispetto a quello più grande, responsabilizzato e serio. Pare ci siano tanti studi che abbiano dimostrato come i primogeniti siano più intelligenti dei secondogeniti. Infatti, se mettete a confronto il sottoscritto con mio fratello, troverete due persone diversissime. Non so chi dei due sia più intelligente, ma spesso ti senti uno sciocco.

Lui oramai milanese d’adozione, inquadrato già dal liceo, una delle poche cose che ci ha accomunato (il Pacinotti) sempre pignolo e organizzato, lavora come consulente aziendale dopo una laurea in Bocconi. Giacca e cravatta, famiglia, tutto perennemente preciso, tutto che quadra. Una vita con schemi e numeri, rigore e organizzazioni, poche concessioni a passioni più fugaci e magari meno remunerative e presentabili delle mie. Poi ecco uno come me, immaginatevelo: incasinato, precario, organizzato e disorganizzato, con passioni strane e confuse (dj, scrittura, calcio), vestito ogni tanto come un ragazzino. Due mondi diversissimi che a metterli a confronto è davvero dura.

Oggi dopo la strisciata e la telefonata di scuse, mi sono sentito proprio il pulcino nero, il fratello casinista che riesce sempre, anche se non più adolescente, a ritagliarsi il ruolo di eterno bambinone.

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