Domeniche differenti

C’è spazio anche per far qualcosa di diverso in questa domenica di inizio maggio come sempre nuvolosa-temporalesca. Lasciati da parte pallone, discoteche, dormite esco di buon mattino a piazzare tanti oggetti e capi d’abbigliamento che stanno affollando la mia casa.

 

Cerco un bar in zona Is Mirrionis per fare una festosa colazione: nulla. L’unico, in viale Sant’Avendrace, è presidiato da brutti figuri all’esterno e presenta al bancone solo pizzette. Parlano del Cagliari, della giustizia sportiva, della Juve che ruba. Loro.

Appare da una porticina remota una tipa disastrata che chiama un certo Gianni che non arriva mai. Chissà cosa starà facendo. Prendo i piedi e me ne vado, senza attendere. Dopo vari giri ne trovo uno in via Is Cornalias. C’è una varietà di paste non indifferente e anche il cappuccino non è male. Cappuccino con dolcificante e poi fritto. Mezza minerale immancabile. Vicino a me un gruppo di persone che commentano la giornata sfoggiando tatuaggi infiniti. Pago e vado via.

 

C’è un dubbio che mi assale ogni volta che decido di rimettere a posto le cantine e gli armadi: mi serviranno o meno queste cose? potrò farne a meno? Se dovessi rispondere a queste domande cercherei sempre un motivo per far apparire tutto sempre utile e necessario. Invece ci sono abiti e oggetti che non uso da mesi se non da anni e ho ancora il timore di farne a meno. Restano là, come monumenti alla pigrizia.

Un po’ al mercatino e un po’ a chi ne ha bisogno. Ecco la legge di Newton, ecco il timore del futuro, ecco il senso di liberazione che senti quando si allontanano da te.

Dicono che tenere troppi oggetti nel tempo sia un segnale di timore per il futuro. Assolutamente vero.

 

Poi c’è tempo per una spesa all’Eurospin dove, pare, ci sono i prezzi migliori in circolazione. Mi sono soffermato sulla cassiera che ripeteva ossessivamente come se fosse un nastro preregistrato “Grazie, buona domenica e arrivederci”. Il tono è da stanca tiritera. Per carità, lei è gentilissima ma si vede che non è lei, non è sincera e non è naturale. Per un attimo ho pensato alla spersonalizzazione della povera ragazza, filo di trucco e grembiule di un celeste d’altri tempi, alla sua alienazione, alla ripetizione di quel “Grazie, buona domenica e arrivederci” con sottofondo del bip del controllo elettronico e dello scontrino stampato. Ho pensato a chissà che altro avrebbe voluto fare rispetto a stare alla cassa di un Eurospin di una piccola città di provincia. Chissà se sognava quel futuro di “Grazie, buona domenica e arrivederci” o forse ambiva a qualcosa di più.

 

Poi si vota al referendum: dopo tante parole e critiche al Governo abbiamo un’occasione per dire la nostra qui in Sardegna.

10 quesiti, tutti importanti, anche se la metà sono solo consultivi. Una vittoria referendaria certamente farebbe più piacere dello scudetto del Milan. Per quanto rossonero, il futuro vale più di ogni tricolore.

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