Oggi durante la mia corsetta serale al parco di San Michele ho incrociato  un amico, uno di quelli che non vedevo da tempo. Mi ha raccontato della sua vita. È una persona che io considererei Vip. Vero vip. Per intenderci non è un arricchito stupido che ciondola per locali ogni notte, sperpera soldi in questo o quel negozio, e la mattina dorme, tanto ci sono i soldi di famiglia a reggerlo. E’ un vip perchéfa tante cose interessanti, si organizza, si concede i momenti di attività e di svago. Parla con un tono di voce basso, è umile e, da quel che so, non si fa mai attendere prima di rispondere al telefono.

Con lui condivido un lavoro, vi farà un po’ ridere ma è così: abbattere recinzioni e essere dei piccoli filosofi nel cuore. Filosofi da strapazzo s’intende, pensatori liberi e sgangherati, un po’ sognatori e un po’ insoddisfatti del mondo.

Abbiamo discusso un pochino, durante lo stretching, di come al giorno d’oggi tutti vogliono costruire recinzioni. Per tenere lontani gli altri, per isolarsi, per costruire la propria privacy, per non condividere nulla per timore dell’altro. Vicini, colleghi, compagni di squadra, lavoratori, commessi. Metteteci dentro la categoria che volete.

 Tutti vogliono appartarsi.

Sia chiaro, il bisogno di star soli ogni tanto è umano. Lo sento tantissimo, quando, come oggi, voglio andare a correre, riflettere, scrivere. Ma lo star soli come filosofia, contrapposta all’altro, non è un bene prezioso.

E allora mi è venuta in mente una parolina che ho spesso usato in politica, la comunità.

Ognuno di noi ha bisogno di una comunità, di un gruppo (se preferite questo termine). Quello oltre la famiglia.

Tutti desideriamo appartenervi. All’interno ci sentiamo felici, apparteniamo a qualcosa, siamo sicuri di poter contare sugli altri.

Non ha più senso passare la nostra vita a creare recinzioni, a dover per forza sottolineare le differenze più che le cose che ci accomunano.

Bene, si parta sempre, in ogni ragionamento e relazione, collaborazione o altro aspetto della vita, dalle cose in comune, dall’idem sentire, dalle convergenze.

Diventiamo costruttori di ponti. Lo so, è faticoso, è difficile. I ponti sono strutture che richiedono anni di lavoro, sapiente edificazione, fondamenta e buoni materiali per resistere al tempo e ai terremoti. Li osservate spesso con stupore conquistare vallate, superare precipizi, dominare su laghi e fiumi.

Ogni ponte aiuta la gente a circolare, ad avvicinarsi, a sentirsi meno sola, a ritrovarsi. Avvicina città e villaggi, uomini e idee.

Per essere dei costruttori di ponti non serve la laurea in ingegneria edile. Serve un desiderio più grande: una grande pazienza e disponibilità, la capacità di superare le difficoltà dei rapporti umani e la voglia di unire.

Chi costruisce fa passi avanti, non guarda indietro, tiene a bada l’orgoglio e l’egoismo. Pensa agli obiettivi, ai sistemi, a qualcosa di più grande. Guarda dall’alto le piccole beghe e pensa a quando, tra qualche anno, ne riderà come di problemi passati.

E tu, caro amico o amica, sei costruttore di ponti o di recinzioni?

A te la scelta 🙂

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