Cinque cinque quattro

Nella storia di ognuno c’è sempre una via, una strada, per qualche giorno, per qualche tempo, per tutta la vita.

Il Corso Allenatori a cui sto collaborando per l’organizzazione si svolge a Selargius, in una bella palestra scolastica sita nella periferia.

Per arrivarci, invece di passare per viale Marconi e Is Pontis Paris, utilizzo sempre la 554, la nostra circonvallazione. La nostra piccola tangenziale, il nostro raccordo anulare, chiamatela come volete.

 

La 554 aggira l’hinterland, non trovi uscite con nomi altisonanti direzione Milano, Roma, Venezia o Firenze, ma le possibilità sono più modeste: Villasimius, Dolianova, Muravera, Ballao. E poi le uscite: Monserrato, Selargius, Quartucciu, Quartu. Paesi non più paesi, ma neanche città. Nessuno spazio ai sogni, alle fughe. Sei sempre là.

 

Sulla 554 non c’è un bel paesaggio. Se ti guardi attorno, non è la cartolina della bella Sardegna come la 131 o la 130. Un triste collage di caddozzimine diffuso, discariche, campetti abbandonati, erbacce, frigoriferi, ferraglia, distributori dimenticati da Dio, case grezze, cani sciolti, gomme, personaggi da libro di Edgar Allan Poe che ogni tanto appaiono e scompaiono ai semafori.

Forse anche questa è una cartolina della Sardegna.

 

Puoi però emozionarti nel trovare un simpatico ponte astronautico che ancora ti chiedi per cosa è stato costruito, la classica “cattedrale nel deserto”; puoi far colazione in un bar di un distributore Q8 e incrociare gli occhi azzurri di una miss, puoi provare per tutta la vita nell’impresa da guiness di  viaggiare a 80 km/h (come consigliano i cartelli) ma mai a trovare i semafori sincronizzati e l’onda verde.

 

Eppure anche questa strada ha un senso, è un’idea di Sardegna, il tipico progetto “alla sarda” nato e già vecchio, pieno di errori e di non-sensi, di colpe e di competenze e incompetenze intrecciate. .

Le due strette corsie già fuori dal tempo e i vari incroci dimostrano una impossibilità a far scorrere velocemente il traffico. I tempi di percorrenza lasciano capire che non circonvallerai nulla e non ti converrà mai fare affidamento sulla 554: se vuoi aggirare la città, ci metti il triplo del tempo nel traffico. E per fortuna che almeno il semaforo di Su Pezzu Mannu è stato eliminato, non senza polemiche e non senza i soliti titoli “la rabbia degli abitanti” che tanto piacciono ai giornalisti in cerca di sgub.

 

Tutto negativo? Neanche per sogno. La sera, percorrendo la 554 in direzione Elmas – se stai attento alla guida s’intende –  e volti lo sguardo verso i monti di Capoterra, ti puoi godere un bel tramonto. Forse uno dei migliori del Sud Sardegna. Illumina anche le miserie di una strada con tante speranze e poche certezze. Tanti perché, come l’orrendo ponte (solo il nome di Emanuela Loi va salvato) e tanto altro.

 

Ecco perché, in fondo anche una strada triste e dimenticata, emblema delle malegestioni, c’è sempre un buon motivo per percorrerla.

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