beatlesGiorni fa durante una delle mie pippe mentali viaggiatrici, ero a Liverpool ed avevo appena visitato il museo dei Beatles, mi sono chiesto: ma se John Lennon e soci fossero nati a Chiagliari avrebbero avuto lo stesso successo?

O sarebbero finiti in qualche triste locale da menù a metà prezzo, famigliole che fanno casino, concorso di bellezza tipo Miss Qualsiasicosa, a mettere musica, con un impianto scadente, con i gestori che si lamentavano perché non portavano abbastanza gggente e quindi non facevano incassi (chissenefrega della vostra musica, noi pensiamo ai soldi), si vestivano shtrani e facevano impressione ai clienti, con il proprietario che abbassava furbescamente il volume del mixer quando gridavano heeeelp I need somebody heeelp per non far tremare i piatti con le pizze sfornate e li intimavano di suonare qualcosa di più commerciale, tipo Luca Di Risio o Gigi d’Alessio, perché “la gente vuole quello, non la vostra fantasia”.

Allora la domanda è stata: quanto influisce un ambiente nella realizzazione di una persona? Tanto, tantissimo. La persona e i suoi sogni contano, il talento enormemente, ci mancherebbe, ma il posto può anche sostenere le sue speranze. Il posto significa la fiducia, l’ambiente, i contatti, gli spazi.

Allora ho cercato storie che mi confermassero questa classica idea: ieri, quasi per incanto, mi è arrivata sottomano l’ennesima notizia interessante. Francesco, barman, che dopo tanto penare nell’Isola, maltrattato e malpagato (con l’immancabile stipendio da recuperare ancora dall’ex datore di lavoro isolano), arriva a Dubai e trova la sua dimensione: lavorare ed essere considerato uomo prima che lavoratore. Eppure parliamo di storie da bar. Storie come queste, tante. Sardi che qui vengono calpestati e fuori trovano la propria aspirazione di vita, il proprio essere, la propria identità. Sembra che l’estero possa essere il crocevia per la realizzazione.

Sia chiaro: se sei scarso, lo sei pure fuori dalle mura amiche. Ma vuoi mettere le opportunità di provarci e sentire il profumo dell’Europa o del mondo?

Qualcuno mi ha risposto che “conta molto la persona, non  il posto” ci mancherebbe: ma voi ce lo vedete un lavoratore-tipo riuscire ad emergere in Sardegna senza un appoggio e una spintarella o senza esser trattato da schiavo? Oppure immaginate un artista affermarsi nell’Isola se sta fuori quei canali classici che sono i posti giusti, le associazioni giuste, il giusto supporto di stampa e tv amica, la giusta famiglia e il nome?

Chiunque voglia realizzare i propri sogni ha poche possibilità di farlo in Sardegna: troppi problemi, troppi vincoli, troppa mentalità chiusa, troppo abbassarsi i pantaloni, troppe invidie (anche dagli amici). I posti importanti pullulano di figli, parenti e nipoti (basta guardarsi un po’ in giro e leggere).

Leggevo ieri un’intervista allo scultore Pinuccio Sciola, non uno qualunque: “Amo la mia terra come una madre, amo le pietre che mi chiamano ogni giorno, non potrei mai vivere lontano, ma ho ricevuto molti schiaffi: mi hanno buttato fuori dall’Accademia perché non avevo i titoli, mi hanno scartato dalle commissioni perché non avevo le tessere. Sono andato avanti da solo, con ostinazione, e continuerò a farlo, con o senza i politici di turno. Ho progetti ambiziosi, voglio raccontarla questa mia terra al mondo. Ho proposto di invitare gli scultori più famosi per realizzare tutti insieme un’opera lunga 240 chilometri, da Cagliari a Porto Torres, una sorta di 131 dell’arte, che ci facesse conoscere in ogni angolo del pianeta. Mi hanno riso in faccia, ma non demordo”.

Esatto: non demordere mai, provarci anche qui anche se è veramente difficile credere che qualcosa possa cambiare. I segnali sono negativi. Un mio amico imprenditore, un pazzo che si è buttato nel turismo in città ha detto “Non ci credo che qualcosa non possa cambiare, bisogna sperare”. È vero, non può piovere sempre.

Ma se proprio non va, prendete un biglietto e provate a vedere cosa accade. Magari troverete l’Eldorado lontano e tornerete (per le vacanze) un po’ più benestanti e vincenti. Alla faccia dei vostri detrattori.

 

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