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È bello cercare di afferrare anche nei brevi soggiorni oltre alle sensazioni del posto anche il carattere della gente. Provare ad avere quanti più contatti possibili anche a rischio di sbagliare e di far figuracce.
Strano mix questo maltese che ciondola tra il siciliano/italiano e l’inglese, un contrasto (esagerato se ci penso) che produce una interessante sintesi in ogni campo, anche perché c’è pure qualcosa di arabo.
Un contrasto che in questi giorni provo a scoprire.

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L’italiano all’estero vince sempre. Ci adorano, ci stimano, ci guardano sempre con ammirazione (anche se non lo ammettono). Perché al di là di tutti i problemi esiste un altro popolo così creativo, così poetico, così appassionato, così attaccato al bello, allo stile e al gusto? Ecco, su questo siamo impareggiabili.

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Ho sempre pensato che in ‪#‎viaggio‬ bisogna dare molto spazio al caso. Buttarsi nei quartieri, farsi incuriosire da particolari di poco conto, un vicolo, una palazzina, ascoltare le conversazioni, entrare nei bar. Avere qualche punto di riferimento ma poi non sentirsi in colpa se si sono visti pochi monumenti e luoghi turistici. Non comprendo più da tempo la frase “devi per forza andare a vedere…”.***

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Ogni posto nuovo dopo qualche giorno comincia ad esserti familiare. Colazione sontuosa, zaino in spalla (con facoltà che gli oggetti escano sempre), maglietta e jeans senza pretese, esco e il profumo del mare fa il resto. Ultimo giorno. Sole e venticello. Qui è ancora estate. Mi immergo nella quotidianità maltese. Per cominciare sbaglio la direzione del pullman. Cambio verso, ecco la mitica fila ordinata all’inglese.

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Che pensieri puoi avere l’ultima notte? È vero, parto domani sera però un grammo di malinconia affiora sempre. Sarà il mare, saranno le luci del porto, sarà aver trovato un altro posto bellissimo.
Ma la mia vita è un continuo partenze e ritorni. E poi ancora partenze.

 

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