“Vai a perderti”. E’ un po’ la frase che guida i miei viaggi. Poche certezze, niente mappa, unico riferimento è dove alloggio. Poi magari cerco informazioni dopo esser stato nei luoghi dove capito o scatto foto e allora è un wow. 

Il mondo balcanico mi intriga sempre di più, ve l’ho detto! E ho messo un’altra bandierina – dopo Lubiana e Belgrado – a Zagabria, città interessante, specie nei periodi dove le orde turistiche son lontane e ti senti, quasi, l’unico viaggiatore!

Da Lubiana ho preso per unica possibilità un transfert non troppo economico – pensavo a un minibus è arrivato un Mercedes da star  edopo ben tre ore di autostrada perfetta e paesaggio innevato eccomi a Zagabria.

Purtroppo, va detto, i collegamenti nella ex Jugoslavia non sono perfetti: non c’è una sviluppata e diffusa rete del treno che tocchi tutte le città e ci si affida perciò a bus e auto. 

L’auto mi lascia all’ingresso della città, all’Hotel Antunovic, quartiere Precko. Mi basta poco per capire che sono lontanissimo dal centro. Casermoni alti e palazzi lineari sono il primo assaggio di Zagabria, con piccoli negozi di vicinato, una panetteria, un bar, un fruttivendolo e gente che frequenta un parco verdissimo.

Cerco subito i miei punti di riferimento: la linea dei bus o dei tram e un posto per fare i biglietti. La signora dei tabacchi accetta carte. Per fortuna! Mi ricordo che da pochissimo la Croazia è dentro l’euro (la doppia circolazione è finita il 14 gennaio) e non è per nulla scontato che lo facciano tutti (troverò anche chi non le accetterà!).

Il tram è il 17, cinquanta minuti per raggiungere il centro. Questa immersione nella vita normale di città, fuori dai percorsi centrali, mi piace assai: studenti, signore con una pesantissima spesa appena fatta, uomini dall’aria di docenti universitari, donne con bimbi di rientro che hanno ancora i giochi in mano, giovani attaccati al telefonino e immancabili tute firmate. C’è tanta umanità mentre la città scorre e i palazzi incolori della periferie si fanno vetrine e poi eleganti costruzioni.

ARRIVO AL CENTRO!

Quando tocco il centro leggo in uno dei cartelli Ilica Street (una via lunga quasi 6 km), luogo di shopping con marche costose e altri brand conosciuti. Sarà il mio punto di riferimento anche se ci bazzicherò poco o nulla. Ma quando si viaggia i punti di riferimento sono pochi, per poi andare liberi e casuali.

Decido di scendere in una fermata che mi ispira e affidarmi al flusso della gente. In pochi minuti incrocio la prima grande piazza, Ban Jelačić,  snodo di varie linee del tram e riservata ai pedoni. Immagino sia un luogo di ritrovo per eventi e concerti, con edifici e case in una certa varietà di stili architettonici, dal Biedermeier all’Art Nouinveau e al Postmodernismo.  Le persone qui si incontrano, c’è un’atmosfera vibrante e piena di vita, sotto l’orologio, e presso la coda di cavallo – un’allusione alla grande statua di Ban Josip Jelačić su un cavallo che ha posto al centro della piazza.

Il mio alloggio è a un chilometro dal centro, lascio tutto dopo un veloce check in  – la stanza è comoda e ha una finestra con vista sulla città – e così comincia la prima esplorazione ancora eccitato dall’arrivo. Punto alla chiesa più alta, camminando nella sua direzione. Leggo che è l’edificio più alto della Croazia, la Cattedrale e domina su sul quartiere storico di Gornji Grad. Questo quartiere, che sarà il mio luogo centrale, ha strade fatte di ciottoli e antiche case con tegole rosse.

SORPRESA… IL MUSEO DELLE RELAZIONI INTERROTTE

Poca gente in giro, anche se son le cinque – l’aria sussurra già voglia di cenare! –  i caffè si riempiono e qualcuno si affretta a fare gli ultimi acquisti. Trovo una scalinata e decido di percorrerla, e mi trovo, quasi casualmente nella chiesa di San Marco con un suo elaborato tetto di tegole. Che particolare! Il suo tetto rappresenta le armi del Regno Tripartito (Croazia, Dalmazia e Slavonia) e della città di Zagabria. Trovare pertugi anonimi che aprono nuovi scorci di città è uno dei miei segreti di viaggio e anche Zagabria riserva tanti segreti.
Proprio là vicino, una piccola sorpresa: il Museo delle Relazioni interrotte. Entro incuriosito  pensando che sia una fregatura, 5 euro di biglietto, p “chissà che cosa propinano questi ai turisti” e invece… Il museo è una bomba! Una esposizione di oggetti accompagnato da una storia ironica o triste che lo contestualizza, e spiega quale sia il suo significato, al di là di quello universale. Un paio di scarpe da ginnastica, una clessidra, un ciuffo di capelli, un dildo, un registratore C’è un vasetto di cetriolini acquistati da una ragazza per il suo primo amore, che però ha smesso di rispondere ai messaggi dopo due mesi insieme. E lei non ha mai avuto la possibilità di dargli quel barattolo. Amori perduti, amori non corrisposti ma anche amicizie profonde!

Il freddo si fa più forte e cerco un posto per cena, ancora emozionato da quel museo. In zona trova un ristorante old style, nel senso anni 80 del termine, che si chiama Purger. Il
personale parla poco o nulla l’inglese. Appena mi presento, la giovane ragazza che sta al bancone – un vecchio pezzo di acciaio con bottiglie datate – mi sorride ma risponde in croato. Ordino pollo con patate e una birra locale. Quando vado via sorridiamo insieme perchè comunque ci capiamo, nonostante tutto! Ed è questo bello: riuscire sempre a capire e sorriderci.

DAL MERCATO AL CENTRO STORICO

La mattina dopo comincio da Kaptol Square, il mercato Dolac con un cappuccino in un bar di quartiere affollato da anziani che fumano tranquillamente dentro (è concesso?) e parlano ad altissima voce. Nelle bancarelle le donne preparano la frutta con attenzione scientifica. Posizionano i cartelli e i prodotti più colorati davanti. Qui arrivano commercianti  da tutta la Croazia per vendere. Dolac sta tra la Città Alta e la Città Bassa. Oltre a questo mercato, più laterali ci sono bancarelle al coperto che vendono carne e latticini e, poco più avanti verso la piazza, fiori. In un’altra parte, bancarelle cariche di miele di produzione locale e bigiotteria artigianale si affiancano a chioschi dove si mangia spendendo poco.

Riprendo la rotta della cattedrale. Leggo che la chiesa è stata continuamente riparata per più di 20 anni e dovrebbe essere completata nei prossimi anni. Mi ricorda la storia della Sagrada famiglia di Barcellona e anche qui la struttura ha due torri simmetriche scolpite con un’altezza di oltre cento metri in architettura gotica. Vicino, c’è una zona molto bella e intima che è via Tkalciceva, fatta di case dai colori tenui in stile est europeo, sotto la strada piena di caffè e ristoranti. Proprio in uno di questi mi fermo per lavorare un po’ e bere un caffè e una birra, sfruttando anche il calduccio all’interno.

DENTRO IL TUNNEL

Lo stomaco chiede e allora vado a pranzo al Nocturno, sempre in zona. Insalata e pollo. Risalgo la città vecchia e voglio rivedere alla luce del sole tutto il panorama. Ripasso per la chiesa di San Marco, visito un vicino museo di arte naïf – pittori sconosciuti che raccontano la vita di campagna – e poi vado alla ricerca del tunnel Gric, una delle testimonianze della sanguinosa guerra di pochi decenni fa. In realtà venne costruito nel 1943 per permettere ai civili di ripararsi dalle bombe della Seconda guerra mondiale, e riutilizzato all’inizio degli anni Novanta per motivi analoghi. Curiosità è che le gallerie ospitarono dei rave, eventi musicali gratuiti e di solito autogestiti, frequentati da appassionati di musica techno. Queste serate diventarono parte della storia musicale locale, in particolare nel caso della prima del 1993. L’organizzatore dei rave fu Damir Cuculić, nativo di Zagabria e appassionato di musica disco e hip-hop. Negli anni Ottanta faceva il dj un primo rave e poi il 30 ottobre 1993 ne organizzò un altro nella sempre nel Tunnel Gric.

TRA CULTO E REVIVAL

Quasi per caso – il caso del viaggiatore! – nella mia camminata incrocio la Porta di pietra che conduce alla vecchia città di Gradec (Città Bassa). E’ un piccolo luogo suggestivo, un cancello che porta (o fa uscire) alla parte medievale. Una volta entrato, ci sono candele e iscrizioni, una piccola cappella. La storia dice che il fuoco del 1731 distrusse il cancello, ma quando il fuoco e il fumo si placarono, sembrava che l’unica cosa sopravvissuta fosse un dipinto della Vergine Maria con Gesù. Qui le persone restano per pregare, accendere candele e offrire ringraziamenti per le preghiere esaudite e le pareti della cappella sono coperte da messaggi di gratitudine.

A pochissimi passi si trova un altro must: il museo anni 80 di Zagabria. Come
tornare indietro nel tempo, entrando in un appartamento con arredi ed oggetti appartenuti a quegli anni. Non ci sono recinzioni, puoi toccare e usare tutto, dai dispositivi elettronici dell’epoca fino agli elettrodomestici. E allora poster, walkman, macchine per scrivere, libri, detersivi, conserve, libri, telefoni, stereo, tutto direttamente dalla ex Jugoslavia degli anni ’80. Potete pure indossare gli abiti! Oltre la nostalgia, la curiosità di un mondo che davvero ogni volta mi colpisce!

 

Senza entrare in dispute politiche (vi prego!), oltre il confine orientale ci sono paesi sempre interessanti e ricchi di fascino e mistero, con una storia diversa dal nostro. Le capitali dell’Est, con il loro mondo e le loro usanze, con piccole e grandi curiosità da conoscere. 

Quando vado via da Zagabria con il mio immancabile Flixbus che farà cinque ore per tornare a Trieste, so di aver lasciato un altro frammento di cuore in questa Europa, fatta da eredità architettonica di tipo sovietico, palazzi, silenzi, scritte illeggibili, gente cordiale e strade fredde solcate da vecchi e nuovi tram.

Il fascino dimesso dell’Est, ecco! Quelle domande “ma cosa vai a fare?”, “attenzione a non dare nell’occhio” e “ma c’è qualcosa da vedere?” che mi hanno creato ancora di più la curiosità. E la curiosità non ha ucciso il gatto, lo ha rinforzato!

Ogni posto sconosciuto merita di essere esplorato, ogni luogo dove è passata la storia – e che storia – ha qualcosa da dire. E si torna sempre più ricchi di prima.

Tre cose da mangiare 

Il Ćevapčići è un piatto a base di carne che deriva dal kebab, una polpettina cilindrica a base di carne di manzo e agnello, cotta alla piastra o sulla griglia. 

La Zagrabacki odrezak è il piatto tipico di Zagabria a base di carne. E’ una bistecca di vitello fatta di due fettine di carne, piena di prosciutto e formaggio, poi impanata e fritta.

Il palacinke (che deriva da un dolce ungherese), che è una specie di crepes che va gustata arrotolata e  farcita con cioccolato, panna o confettura.

Come spostarti

Zagabria i mezzi pubblici sono abbastanza efficienti e puntuali. I biglietti si fanno nei tabacchini. In generale, è una città che si gira tranquillamente a piedi. Non siate pigri!