Perché non possiamo non selezionare


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Bisogna stare attenti alle discussioni.
Nella povertà di idee e argomenti che oggi si creano magicamente a km zero e low cost da “l’ho visto in tv” “l’ho letto su facebook” e “me l’ha detto mio cognato” non da libri, esperienze e competenze maturate sul campo (piccola differenza che forse sfugge) ci mettono poco a spingerti nel fango e a usare la classica frase “anche tu sei così” “sei un fascista”, “sei un presuntuoso” facendo associazioni strampalate e esempi che non c’entrano nulla. 

La strategia è sempre la solita, noiosa. L’unica cosa è alzare una bandiera bianca quando finisci in una discussione così e dire onestamente “hai vinto tu” perché su certi campi non si può combattere. Perdi sicuramente.

Ognuno sceglie semplicemente da chi nutrirsi di idee, con chi confrontarsi così come sceglie un film al cinema, un piatto, un genere musicale, un luogo da visitare, delle persone da frequentare e di quelle con cui confrontarsi. Il resto lo lascia e se può lo evita.

Non ho preclusioni con nessuno, parlo e dialogo con un’infinità di persone, di ogni età, genere, credo, visioni politiche, religioni, lingue, simpatici o antipatici, ricchi o poveri, ma quando vedo che una persona usa l’ignoranza come un’arma a doppio taglio o non è consapevole che forse è meglio evitare di dire stupidate, allora esce in me quella voglia di abbandonare il campo. Tanto è inutile.

La vita è fatta di scelte.
Scelgo di non andare al Mc Donald’s e di non bere cocacola perché non mi piace e lo reputo dannoso. Scelgo di non guardare Amici o Tikitaka perché disprezzo quel modo di fare tv. Non guardo Uomini e donne perché odio quel sistema di “valori”. Non faccio tante altre cose perché depuro la mia vita da certe mode e stronzate che distraggono la mia attenzione e la mia felicità. Sarò razzista? Sarò fascista?Sarò un presuntuoso perbenista? Sicuramente. Faccio scelte e so io il perché.

Arrivano momenti nella tua vita in cui crei un cortocircuito: ti stufano persone, discorsi, idee, ambienti, perfino musiche. Non ne vorrai sentire più. È come se tutto un mondo diventasse in bianco e nero, una replica noiosa.
Si chiamano rivoluzioni dentro di te e quando ti accadono non sarai più lo stesso, malgrado molti non se ne accorgano.

Adoro parlare, discutere: ti arricchisce con chi porta tesi lontane dalle tue, da chi ha fatto qualcosa, da chi ha una visione diversa, da chi va oltre la classica frasetta che senti al mercato, da chi ti confuta. È crescita perché sono consapevole di avere sempre tanto da imparare, specie quando credo di sapere. Poi mi accorgo che c’è chi sa più di me, e allora vige in me il desiderio di arrivare là. Ascolto, prendo appunti e leggo.
Il resto è tutto cianciarrare da Arena di Giletti o pomeriggio5. In questi tempi io ne faccio a meno, perché nessuno mi obbliga a sopportare e perché la mia vita va arricchita non impoverita, a rischio di selezionare i canali, gli oggetti e le persone.

Una delle più grandi vittorie che possiamo fare è eliminare dai nostri cammini le persone e le cose che procurano dispiacere o nervosismi inutili. Si fa così: cancellare, non leggere, evitare di avere contatti di qualsiasi tipo, non frequentare ambienti a costo di essere tacciati di asocialità, non condividere nulla, essere razzisti. Erigere un muro tra noi e loro. Funziona, fidatevi.

E soprattutto: ognuno parli di quel che sa e può dire, e faccia quel che sa fare.
Altrimenti il silenzio è d’oro.

 

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