auto pioggia ombrelloPoche ore di sonno, risveglio, una doccia veloce e si parte. Nel corpo ancora l’adrenalina tipica del sabato in consolle.

L’aria non promette nulla di buono, nuvoloni a nord. Cerco un bar sulla statale, nulla. Mi fermo a Monastir, il paese ancora dorme. Ne trovo uno, parcheggio ed entro. Gli avventori mi studiano: non sono di quelle parti. Cappuccino, pasta e mezza minerale, prego. Al bancone si parla di crisi. A fianco a me un ragazzino, cappellino girato, robusto, borsa di calcio, gli cade il cellulare e lancia una imprecazione. L’apparecchio si scompone, lui lo recupera e rimette a posto. Pago e saluto gentilmente, riprendendo il viaggio. Ha cominciato a piovere anche se davanti a me ora si aprono scorci di azzurro.

Stamattina sono a Serrenti, finali di coppa Italia femminile di serie c2. Calcio a 5, la mia disciplina. Come sapete (o forse no) anche quest’anno sono l’allenatore della rappresentativa: queste sono ottime occasioni per farsi un’idea sulle atlete che andranno a formare la nostra squadra al Torneo delle Regioni, manifestazione che vede in campo le selezioni di tutta Italia.

Saluto tutti, chiacchiero e poi, come mi piace, mi siedo da parte. Rivedo amici di anni di futsal. È bello quando qualcuno si ricorda ancora di quello splendido spicchio di vita da allenatore che è stato l’Ats calcio a 5 giovanile, ti dice “hai creato una grande famiglia”: in un attimo ti vengono in mente quattro anni meravigliosi, giovani che ora magari giocano in qualche squadra importante, ma anche a chi comunque ha fatto la sua parte…con una punta d’orgoglio pensi di aver tu messo anche tu una piccola parte al loro successo e alla loro vita.

Una domenica freddolosa, le nuvole hanno invaso il cielo creando un tutt’uno. Ma l’idea di andare in giro per l’isola, malgrado la stanchezza, mi stimola sempre. Ci sono anche tanti motivi per amare la gente di Sardegna, soprattutto quella dell’entroterra. Malgrado la crisi, malgrado i pochi soldi che girano, ogni volta che vado in giro non manca mai l’ospitalità, la tavola imbandita o l’assaggio… cose che in città non si vedono mai. E infatti, terminate le gare della mattina, le semifinali, gli amici di Serrenti ci offrono un bel pranzo, a cui partecipano tutti, dirigenti e giocatrici.

Pranzo umile, ma che racconta tanto affetto e cortesia, sorrisi gratis e piacere di stare assieme. Dovrebbe nascere anche nel calcio la tradizione del terzo tempo (qualcuno la fa, e nel calcio a 5 sta prendendo piede). A fine gara ogni squadra invita un piccolo rinfresco agli avversari, qualsiasi sia il risultato. A buon rendere.

Finite le gare, saluti e si va via. La pioggia non risparmia la 131.

Entra un canzone di Battisti: “”Sogno di abbracciare un amico vero che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
e gente giusta che rifiuti d’esser preda di facili entusiasmi e ideologie alla moda… Ma che colore ha una giornata uggiosa?” sembra scritta per la giornata di oggi. Sorrido e vado avanti. Si rallenta, siamo a Monastir: c’è l’autovelox. Poi si riaccelera.

Mille i pensieri, qualcuno finisce su facebook. “Le strade cambiano, gli orizzonti pure, gli anni e poi mari, deserti e spiagge, ma il cuore e gli occhi sono sempre gli stessi di prima”.

A casa. Scatta la modalità divano, coperta, riscaldamento, caminetto, plaid, termosifone, stufa, borsa dell’acqua calda, scaldasonno…così una domenica, come tante altre.

Nulla di speciale. Ve la volevo raccontare

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