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Ho lasciato la compagnia di viaggio a Oporto stamattina e in un’ora ecco come cambia tutto, anche il fuso orario che torna ad allinearsi all’Italia.

Madrid, Spagna! Una metro efficientissima con un biglietto maggiorato di circa 7 euro e con due cambi mi porta all’albergo, che è a due passi dalla Gran Via, immerso in quartierino particolare. Neanche il tempo di sistemarmi e  ricominciano le lunghe camminate. L’allegria ispanico-madrilena fa da contrasto con la malinconia portoghese.

È la seconda volta che vengo qui e per uno come me è bello giocare alle differenze con Barcellona. Le bandiere sono quelle della Rojigualda e non quelle catalane e lo stacco è importante. Madrid appare elegante, sontuosa, signorile, cosmopolita, per quanto tenga geometrie simili. Dà il senso della capitale rispetto alla frivola, sporca (anche in senso poetico) e anarchica Barca che ha il suo fascino in sensazioni diverse, come Barceloneta mare. Insomma, situazioni differenti ma attenzione potrate dire anche il contrario e questa mia versione è solo soggettiva e si basa su una “conoscenza” più profonda della città catalana. Dipende da età, compagnia, punti di vista, mentalità e anche momento della propria vita. E’ bello trovare cosa le differenzia!

Saranno due giorni intensi, anche di re-incroci con amici qui per coincidenza. Ho poca voglia di tornare, lo ammetto. Punto alla Gran Via, poi al Parco del Buen Retiro, ammirando i colori del cielo e sorridendo all’incontro di maghi, artisti di strana e teatro della marionette.
Semino, o meglio ci provo, i turisti dietro al Prado, scruto i prezzi e trovo un ristorante con un menù del Dia.
Sapete cosa è bellissimo? Quando in un locale vi vedono soli e vi accolgono come se fosse ospite. Una bella sensazione che ho avuto spesso in viaggio e che mi ha fatto sempre più amare questa dimensione.

Il pomeriggio è ancora in movimento. In questo periodo trovare angoli per te a Madrid è un’impresa. La Puerta del Sol, grande piazza, è il punto nevralgico da cui si snodano decine dei altre strade dello shopping, tutte affollate all’inverosimile, anche troppo per me. Un po’ mi soffoca questa idea. Cerco la pace nel quartierino dove ho l’alloggio dove mi immergo nella vita quotidiana. Un caffè in un bar quasi anonimo, la lavanderia della roba di cinque giorni incrociando altre piccole storie come una coppia di anziani, due ragazzi, penso fidanzati, e una cinese, che operano con rilassata tranquillità i lavaggi mentre io, poco abituato al self service, temo sempre di sbagliare. Per cena trovo un locale che rivisita la pizza (Pizza Massa) e provo una margherita con burrita. Fa freddo e la stanchezza di una sveglia alle quattro si fa sentire. Una camminata in centro è quanto basta per farmi ricordare che anche il fisico vuole il suo riposo. Madrid, a domani!

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