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Avevo optato per un lungo ponte in Sardegna per Ferragosto poi ho pensato di ridurlo, cambiare, stancarmi, allontanarmi e respirare aria nuova mettendomi alle spalle amarezze e non permettendo alla mia anima di stagnare nell’ovvio. Per quanto il fisico dica sempre fermati, aspetta, pazienta, il cuore non s’arrende ed è sempre inquieto. Un altro sacrificio per un piccolo sogno, una bandierina, un’amarezza da sciogliere, qualcosa da dimenticare, con un volo e nuovi occhi per vedere nuovi colori, mari lontani in cui sentire la nostalgia di qualcosa che non c’è.
Così nella ruota è uscita la Danimarca, o meglio Copenaghen. Costosa è vero, fredda nel periodo caldo (tu sei proprio strano), lontana per quanto vicina (volo di un’ora abbondante da Milano).

Inevitabile follia.

Se il buon viaggio si vede dal mattino, il mio soggiorno a Copenaghen si coprirà di un po’ di casualità. Sarà in ostello. Doveroso, anche per via dei costi altissimi della città danese (70 euro a notte, urca!). Ho scelto una struttura speciale, che già dalla foto potete farvi un’idea. Mischiarmi tra altri viaggiatori, condividere spazi e chiacchierate casuali, provare a capire. La filosofia dell’ostello è la condivisione. Che nei paesi del Nord europa è roba normale, per quanto ci sia una discrezione unica e una poca propensiore ad avere l’affetto e l’attenzione morbosa che si respira al sud.

Termometro dice 20 gradi di giorno e 13 di notte. Un anno fa stavo alle isole Aran, e in questi periodi ho sempre scelto una meta nordica. Si prepara un altro luogo dove il cambio clima farà i suoi positivi effetti e con esso i colori, i mari scuri, la gente, le nuvole, le pioggie non previste, i maglioncini.

Poi ci sono io, che aspetto questo viaggio per ricaricarmi, per riuscire a raccontarvi e stuzzicare la vostra curiosità attraverso i social. 😉

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