Vien sempre difficile scrivere qualcosa quando un collega e un amico passa a miglior vita , e il rischio di occupare lo spazio con banalità o cadere nel qualunquismo è forte. Mi scuso, in anticipo se non riuscirò a farne a meno.

Vi riposto il mio articolo uscito su Cagliaripad (http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=11566) che ringrazio.

​Sono a Barcellona, uno dei miei tanti viaggi-lavoro. Ho appreso la notizia mentre facevo il controllo bagagli all’aeroporto di Elmas. Paradosso dei paradossi, ho saputo per la prima volta che Alberto stesse male l’ultimo giorno dell’ultimo viaggio, quando un amico mi gelò con un sms. Ma, per fortuna, il giorno dopo, mi dissero che si stava rimettendo a posto, forse.

Non era vero. Alberto stava solo consumando i suoi giorni, un lento correre verso la morte.

E così, quella dolorosa frase di tre parole coniugate al passato, attraverso una telefonata, oggi pomeriggio è arrivata. E tutto il resto, il decollo, il viaggio, l’arrivo, momenti felici e spensierati, si è trasformato in un film in bianco e nero.

Tutto è cambiato in un attimo. Troppo presto. E senza potersi salutare, quello ti fa rabbia ancora di più.

Alberto per me, ma credo per tanti amici e colleghi, non è uno qualunque, non è passato inosservato: con lui ho condiviso i miei esordi da dj in una consolle di una disco (Varadero, 2001, serata Night Life) uno di quei momenti in cui dopo esserti fatto il culo per anni nelle feste e in qualche localino, capisci che è giunto il tuo momento. E c’è qualcuno che ti ospita in consolle con l’umiltà di un grande che accoglie anche un novello.

Lui in quegli anni spopolava sul panorama house. Lui creava tormentoni, pezzi sconosciuti e infallibili, ingressi da ricordare. Lui era il perfezionista, il dj, l’artista, il precursore, il pioniere. Lui è riuscito a far amare l’house music alla massa. Lui era un esempio e un punto di riferimento per tanti. Lui era “l’house music”, anzi “l’house di Lisini” genere unico e irripetibile.

Lui mi ha insegnato ad essere dj prima di tutto come persona, ad ambire sempre al meglio, alla perfezione, alla ricercatezza, al rispetto da parte di gestori e pr, all’attenzione anche solo nel montare una consolle, anche a un piccolo particolare come uno spinotto e un cavo RCA.

Lui è stato professionista indiscusso, uno dei pochi che lavorava al di là delle organizzazioni, delle stagioni, dei locali, delle mode, delle inaugurazioni e dei flop: quando c’era Lisini la garanzia di una serata bomba con una musica differente dal solito era indiscutibile.

Credo che questa mia piccola storia appartenga a tanti che lo hanno conosciuto, con cui ha lavorato e che lo hanno frequentato. Perché non era da tutti lavorare con lui. Alberto non aveva un carattere facile, non era per tutti, non era da volemose bene e finti sorrisi e abbracci: aveva la sue idee, le sue certezze, anche le sue fisse, e le portava avanti con coerenza quasi maniacale, senza compromessi, senza ritorni, tanto da generare anche profonde antipatie e rotture. Tanto da esser stato boicottato da tanti, troppo presto. Magari gli stessi che oggi piangono lacrime di coccodrillo. Per carità.

Ma un artista non deve piacerti, non dev’esserti simpatico: lo devi giudicare per la sua musica, per la sua arte, per la sua capacità. Cosa che oggi non funziona, nel momento in cui ogni cosa è monetizzata a un interesse.

Poi ci sono i rapporti umani che restano come ricordi: i caffè nei posti che scopriva lui, le risate, le storie impossibili, le telefonate infinite, il perdersi e ritrovarsi sempre stagione per stagione (purtroppo stavolta solo la prima), le chiacchierate, le teorie.

Forse doveva andare così, chi lo sa, come nella più bella e tragica delle leggende che fanno entrare il protagonista nella storia anche di questa piccola città.

Con Alberto se ne va un modo di fare il dj unico, andato irrimediabilmente perduto in questi anni, svenduto e ucciso da fintidj, ragioneri della consolle e da finti-pr troppo eleganti ed esclusivi per essere veri e capaci di comprendere il valore di chi deve far ballare la gente.
Se ne va la Musica, offesa e violentata, che dovrebbe essere la stella polare di questo mondo, prima ancora dei tavoli e dei rientri.
Se ne va qualcosa che lo afferra solo chi ha vissuto certe tue serate anche da cliente (Doctor Blues, quando ti ho sentito per la prima volta) o ha avuto la fortuna di condividerle da dj (porca puttana quando entravi in consolle che casino facevi).

So che ti incazzerai leggendo queste mie rime, tu poco amante delle celebrazioni non fatte a modo tuo.
Non doveva accadere ma è accaduto e ancora una volta restano rabbia e mille ricordi, mille insegnamenti e mille domande purtroppo senza risposta. Quelle di una vita troppo breve per capire le persone, per amarle invece di giudicarle.

Ciao Albi.