Tixi

Il Carnevale di San Gavino

Il Carnevale di San Gavino non l’avevo mai visto.
Me ne avevano parlato tante volte, ma come accade con certe esperienze che sembrano sempre disponibili, avevo rimandato. Questa volta, invece, ho avuto l’onore di essere stato invitato come giurato, dall’amico e collega Mauro Melis.
E per la prima volta, ho potuto viverlo davvero. Senza consolle, senza microfono, senza il compito di guidare o sostenere l’energia degli altri. Solo con i miei occhi, il mio tempo, la mia presenza.
È una sensazione rara per me.
Il pomeriggio è lungo e freddo, promette pure pioggia.
Comincia alle tre, quando il palco è già pronto e la piazza inizia lentamente a riempirsi.
Salgo anch’io, mi guardo intorno, mi presento, cerco di orientarmi dentro questa nuova posizione, che per me è quasi insolita.
A un certo punto si avvicina una donna truccata con un abito nero, mi saluta, si presenta e mi presenta la mamma. Scherza sul fatto che nessuno in giuria sia mascherato. Mi ricorda Claudia, sì la cara Claudia Aru. Le mando un messaggio su WhatsApp: “per caso sei a San gavino? C’è una ragazza che ti assomiglia”.
Non risponde. Non sarà lei, era in Barbagia ieri notte, figurarì… bene, dopo un’oretta scopro che sia proprio lei. Non l’avevo riconosciuta. La mia gaffe quotidiana è andata!
La festa è lunghissima – teniamo fino alle undici quasi – ma vale la pena restare fino all’ultimo carro anche perché dobbiamo votare l’impegno e la creatività di chi lo ha realizzato, ma anche la coreografia (dal prossimo anno inseriamo anche la scelta musicale!).
Bevo una tisana, una birra, ci sono i pasticcini d comitato organizzatire, poi mi sgancio per un buon panino alla salsiccia nella locanda di fronte. Mi offrono pure del vino. Sono talmente felice che perdo pure un auricolare (me ne accorgerò a casa). Si rinnova il rito dello smarrimento di qualcosa.
Quado torno a casa, ancora infreddolito, penso a tante cose.
Non ho conosciuto gli anni in cui questo Carnevale era forse ancora più effervescente e partecipato, ma quello che ho trovato è stato sufficiente per capire la sua forza. Una valanga di musica, che per me è già un richiamo naturale, un linguaggio che mi appartiene. Ma soprattutto, una valanga di persone. Volti, sorrisi, sguardi che si cercano e si riconoscono. Leggerezza e complicità, quella che ci manca spesso.
Mi sono chiesto più volte dove sia tutta questa gente nei giorni normali. Dove si nasconda questa energia quando i paesi sembrano rallentare, quando le strade tornano silenziose. Poi arriva un giorno come questo, e tutto cambia. Tanti bravi dj che inerpicati sui carri, gruppi di ballo, coreografia musica sparata a tutto volume, gli abiti preparati con cura, i ragazzi che corrono, gli adulti che osservano, gli anziani che partecipano con discrezione. Generazioni diverse nello stesso spazio. A un certo punto mi fermo e mi domando: ma è tutto vero?
Ciò che mi ha colpito profondamente è stata anche la qualità dei carri. Non semplici strutture, ma pensieri costruiti. Ogni carro custodiva un’allegoria, un messaggio, un racconto. E quei messaggi non erano mai banali: natura, ecologia, politica, alimentazione, territorio. C’era ironia, c’era critica, c’era consapevolezza. Si percepiva il lavoro collettivo, le sere passate insieme, la volontà di dire qualcosa attraverso la forma, il colore, il movimento.
Più giro la Sardegna, più mi accorgo – lo dico da anni – che i territori sono pieni di energia. Un’energia che non sempre si vede, che resta silenziosa per lunghi periodi, ma che continua a esistere sotto la superficie. Nonostante tutte le difficoltà, nonostante le fatiche e le contraddizioni che conosciamo, esistono questi momenti che assomigliano a spirali di luce. Momenti in cui tutto si riallinea e la comunità torna a mostrarsi per quello che è: viva.
Per me i territori non sono souvenir dà Sardità d’accatto, da folklore trash, ma luoghi di esperienze, confronto e socialità di cui abbiamo bisogno (anche come cagliaritani). Luoghi che incuriosiscono un viaggiatore lento come me come altri in tutto il mondo.
Questo weekend è stato uno di quei momenti. E mi ha ricordato che devo continuare ad andare, a vedere, a esserci scrollandomi di dosso qualsiasi forma di pregiudizio. Perché in ogni angolo della Sardegna esiste sempre qualcosa che ti aspetta. Una sfilata o un paesino solitario. E quando arriva, ti prende e ti emoziona. E ti fa sentire, ancora una volta, bene.
GRAZIE San Gavino Carnevale Storico Sangavinese – GRANDE SFILATA REGIONALE – 40 edizione –