Tixi

La lettera che forse scriverei a me giovane.

Caro Nico o Nick o Tixi,

Dopo che compi vent’anni pensi che tutto debba cominciare subito. Che ci sia un tempo giusto per diventare qualcuno, per trovare la tua strada, per essere visto e riconosciuto. La verità è che non c’è nessuna corsa. E chi parte troppo veloce spesso finisce per vivere una vita che non gli appartiene.

Il primo consiglio è semplice: non avere fretta. La fretta è quasi sempre figlia della paura. Paura di restare indietro, di non essere abbastanza, di non essere nessuno. Ma le cose vere richiedono tempo. Impara, osserva, sbaglia. Insegui la competenza, non la visibilità. La visibilità senza sostanza svanisce, la sostanza resta.
Il secondo è imparare a stare da solo. È nella solitudine che capisci cosa ti piace davvero e cosa invece hai ereditato dagli altri. È nella solitudine che sai chi ti può star vicino. Cammina molto. Ascolta. Leggi. Crea. Non riempire ogni vuoto. I vuoti servono, sono lo spazio dove cresce la tua identità.
Il terzo è non avere paura di essere fuori posto. Non devi per forza fare quello che fanno tutti. Non devi per forza amare quello che amano tutti. Le persone più interessanti che incontrerai saranno quelle che hanno avuto il coraggio di restare fedeli a una loro stranezza, a una loro visione, anche quando non era compresa.
Il quarto è proteggere la tua curiosità. Non lasciare che il mondo ti renda cinico e banale. Continua a fare domande, cercare, sperimenta, continua a meravigliarti. La curiosità è ciò che ti tiene vivo, molto più del successo.
E infine, non fare le cose per essere riconosciuto e per piacere agli altri. Falle perché ti chiamano. Perché senti che devi farle, anche a costo di cambiare percorsi e di lasciare strade sicure. Ci saranno momenti in cui nessuno ti vedrà, nessuno capirà le tue scelte, nessuno applaudirà. Ti osteggeranno. Resterai solo. Ma è proprio lì che si costruisce qualcosa di tuo e solo tuo.
Diventare qualcuno non significa essere conosciuto. Significa, solo, essere te stesso.

Ti abbraccio e ti aspetto ancora una volta, un giorno.