Stamattina ho incontrato Vincent. È stata una bella chiacchierara che diventerà una storia che scriverò sul blog di Agape per la Salute Mentale.
Questo giovane artista mi ha lasciato pieno di vita, ma anche più nudo davanti a una verità che spesso evitiamo: non tutti attraversano l’esistenza con le stesse possibilità, non tutti partono dallo stesso punto. C’è chi porta addosso ferite che non si vedono, chi ha attraversato labirinti come i nostri ma non è riuscito a uscire e ci prova ora, con un carico grosso sulle spalle.
Si chiama caso, fortuna, destino.
Ho pensato a Camus scriveva che “nel mezzo dell’inverno ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate”Ascoltando certe storie capisci che quell’estate, per alcuni, è una conquista quotidiana, non un dono.
Dostoevskij ha ricordato che “il grado di civiltà di una società si misura dal modo in cui tratta chi soffre”. Ecco, forse dovremmo chiederci più spesso quanto siamo davvero civili, prima di giudicare.
Poi ho preso Schopenhauer, con la sua lucidità spietata, scrivere “la compassione è il fondamento della morale”.
Non la pietà, non il sentirsi superiori, ma il riconoscere nell’altro una fragilità che potrebbe essere (stata) anche la nostra.
Storie così non hanno bisogno i applausi o lacrime, ma di qualcuno si fermi e ascolti. E la capacità, rara, di smettere di pensare che la vita sia stata equa con tutti.