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Marco è uno di quei ragazzi conosciuto negli anni in discoteca e poi nella mia carriera, chiamiamola così senza offendere chi lo fa da tantissimi anni di allenatore.
Dopo tanto tempo in cui ci siam persi di vista, l’ho ritrovato tempo fa al Peek a boo, un locale di Cagliari e mi aveva accennato di un suo lavoro nel campo del food. Ricordo bene che ci fossimo dati appuntamento per rivederci e raccontare la sua storia.
Ora lo ritrovo con un interessante progetto ma che mai avrei pensato portasse anche la sua firma. Il tempo corre veloce, specie per i giovani che non hanno paura di saltare e scendere dalle navi delle sfide. Sfide, in questo caso, gustose.
C’è questa bella idea imprenditoriale del food itinerante, che avevo già intercettato nei miei andaetorra e nel mio curioso navigare per i social, un’idea in Sardegna e che poi ho scoperto fosse anche opera sua.
Come sempre c’è un viaggio per muoversi verso una direzione: “L’idea è nata nella mia testa qualche anno fa, quando in un viaggio mi trovai in un festival di street food e notai che tra tutti prodotti mancava la pizza, il cibo più semplice da mangiare in piedi e in strada”. In Sardegna non esisteva ancora una proposta di food truck moderni, così Marco prova a inserirsi in quello spazio vuoto e laterale rispetto ai cosiddetti caddozzoni e di commercio ambulante in generale. Comincia ad informarsi e a studiare. Si iscrive all’università e inizia a lavorare nel settore del food, collaborando con una start-up che promuove la filiera corta e prodotti di qualità superiore tramite una piattaforma”.
Incontri che cambiano la vita: “Questa esperienza mi ha fatto innamorare del settore eno-gastronomico, ma sopratutto mi ha permesso di conoscere il mio attuale socio, Riccardo Porta”.
Riccardo, con la sua azienda familiare Porta 1918, era un fornitore della piattaforma: “Un giorno entrai nella sua rivendita di Cagliari per parlare di lavoro, e lui finì per offrirmene uno nella sua azienda. Due anni fa cominciai con un semplice tirocinio formativo, per poi essere assunto. Riccardo mi ha aperto le porte dell’azienda e di tutti i progetti a cui prendeva parte”.
Ci si misura con i meccanismi e le difficoltà aziendali. Unire la sua idea con il business di Porta 1918 è stato quasi automatico, ma non semplice: “Ho capito che il food truck poteva sfruttare i punti di forza e risolvere alcune criticità. Un giorno parlando con Riccardo dopo una lunga giornata di lavoro è emerso che anche lui era affascinato da questo genere di attività e dai mezzi itineranti, così ci siamo detti ok, facciamolo!”.
Otto mesi dopo si parte, insieme, compagni di viaggio. Con tante difficoltà e l’esperienza proprio di Riccardo che supporta l’entusiasmo di Marco. Esperienza ed entusiasmo creano un mix esplosivo. Marco però ha la sua ricetta contro i rischi di qualsiasi sogno: “Se vuoi realizzare davvero qualcosa il modo lo trovi. Forse potevamo impiegare meno tempo, ma nel frattempo io mi stavo laureando e continuavo a lavorare come dipendente mentre Riccardo doveva occuparsi della sua impresa”.
I protagonisti di Streat Porta sono tre. Marco, Riccardo e Antonio un ragazzo molto giovane che ha sposato il nostro progetto. C’è poi un supporto esterno dei dipendenti di Porta1918, che aiutano in vari modi.
Se parli di target, persone a cui ti rivolgi, Marco non vuole focalizzarsi solo su uno, ma su situazioni e prodotti adatti a diversi target. “Iniziamo dal pane, elemento su cui si fonda l’azienda. Nasce come panificio nel 1918 dalla Bisnonna di Riccardo, che si chiamava Chiara. Da allora il panificio è sempre stato in funzione e generazione dopo generazione è stato tramandato il lievito madre che è il cuore vivo dell’azienda. Col tempo il panificio si è evoluto ed è diventato anche pasticceria e pastificio”.
Il pane potrebbe essere un elemento di richiamo per una fascia non più giovane, ma loro vogliono pensare che il maggior apprezzamento arrivi e arriverà da studenti universitari e giovani lavoratori fino ai quaranta anni.
Uno dei punti di forza è la dinamicità dell’attività. La domenica mattina la puoi trovare offrendo il pane fuori dalle chiese e la sera proporre la pizza fuori della discoteca.
Giovani ma con una storia e una qualità. Puntano sul cibo che sta diventando sempre più centrale nelle dinamiche della vita e nel business, senza dimenticare la parte della comunicazione. Quella che crea interesse, appuntamento, incontro: “Ciò che vorremo è che la nostra tappa sia un’abitudine, un momento di convivialità nei luoghi più suggestivi di Cagliari”.
L’itinerario è a disposizione ogni giorno su FB e instagram (Streat Porta). C’è anche un sito www.porta1918.it, dove ancora non è stata inserita una parte dedicata.
Cagliari può essere un bacino adatto a un business cibo così poco tradizionale? “E‘ il luogo perfetto per questo tipo di progetto perché offre spazi all’aperto che si sposano perfettamente con il  nostro progetto. L’idea è che la nostra attività valorizzi i luoghi più belli di Cagliari attraverso il nostro servizio, e allo stesso tempo il luogo valorizzi la nostra attività”.
Street Porta non vuol fermarsi. Un progetto di cinema all’aperto itinerante e  affiancarsi a eventi culturali, musica, teatro e naturalmente sport. A breve ci sarà anche l’inaugurazione ufficiale.
Ripercorrendo  questa sua prima parte di vita, i suoi primi venticinque anni, Marco rivede il suo cammino: “Dalle superiori ad oggi è stato un gran bel viaggio. Fortunatamente avevo le idee ben chiare, anche se non sapevo ancora come realizzarle, volevo avere una mia attività. Una serie di coincidenze e di persone positive che hanno creduto in me hanno permesso di raggiungerlo. Anche se in fin dei conti credo che lo stimolo più importante sia arrivato dalle persone che non hanno creduto in me. Tra l’altro è un percorso appena cominciato, non ho ancora fatto nulla, i progetti che ho in testa sono tanti e col passare del tempo spero di realizzarne anche solo la metà”.
E il sogno? “E’ la base della vita. Sognare qualcosa è già una prima forma di realizzazione di un obbiettivo  in generale di un qualcosa che vuoi con tutto te stesso. Se prima non lo sogni con tutte le tue forze non lo realizzerai mai”.
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