La nostra piccola sera dei miracoli.
Il primo maggio a Cagliari, sì, la festa di Sant’Efisio, ma anche un promemoria.
Dal Bastione all’Exmà, fino al Poetto, passando per Calamosca e Su Siccu: la città si è riempita di persone, ma soprattutto di MUSICA. Al centro, finalmente, di tutto. Da quanto non accadeva?
Ho visto generazioni diverse stare insieme. Ho visto dj, artisti, gente comune condividere uno spazio senza sovrastrutture. Ho ricordato a me stesso – non solo da dj o giornalista, ma anche da persona che ama la vita – quanto la musica, quando è messa nelle condizioni giuste, riesca ancora a unire.
Oggi invece succede il contrario. Viene trattata come sottofondo, riempitivo, pericolo. La ristorazione, l’ho detto spesso, si prende tutto. Poi le limitazioni e la caccia alle streghe di chi vede gli eventi come un rischio (certo, se parliamo di barbari siamo d’accordo). Le farmacie e i supermercati hanno sostituito le aggregazioni. Non più comunità, ma consumo e distanza.
E poi ci lamentiamo della “movida”. Ma quella di cui si parla non è movida: è disordine, è delinquenza, è gestione sbagliata, è assenza di controllo, ma soprattutto di visione di città.
Gli eventi ben costruiti lo dimostrano: quando c’è qualità, quando c’è cura, le persone rispondono in modo diverso.
Ieri Cagliari ha detto la sua.
Senza problemi, nonostante il grande movimento.
Allora perché non succede più spesso?
Questa città – ce lo ripetiamo – ha tutto per diventare un punto di riferimento culturale e musicale. Spazi, clima, storia, persone capaci (ieri gli organizzatori erano tutti storici operatori della notte). Eppure resta ferma, come se avesse paura di provarci. Come se fosse sempre un passo indietro rispetto alle proprie possibilità. Come se dovesse condannarsi a un lento e livoroso spegnersi.
C’è un limite mentale. Un provincialismo che frena, una diffidenza verso ciò che potrebbe funzionare, una tendenza ad accontentarsi.
E intanto il tempo passa. Noi invecchiamo parlando e sciolinando speranze.
La musica, ieri, ha dimostrato che Cagliari può ancora essere viva. Non giovane, VIVA, è diverso.
Sta solo a capire se vogliamo continuare a usarla come sottofondo, come dormitorio, come contenitore vuoto, o darle nuova linfa.