C’è chi se ne va mentre sta facendo esattamente ciò che ama.
E allora il tempo si ferma lì, su quell’età che non invecchierà mai.
Matéo Lesguer aveva 23 anni. Per sua madre era Teo, il nome pronunciato con quella confidenza che solo chi ti ha visto crescere sa usare. Per chi lo ascoltava ogni sera era Neo, il DJ del Constellation, quello che stava dietro la console. Ho letto che studiava per diventare sviluppatore web, cercava una direzione, come fanno in tanti a quell’età. Ma intanto mixava. E mixare non era un ripiego: era una strada parallela.
Una stagione a Crans-Montana, raccontava agli amici. Una di quelle occasioni che senti come un possibile punto di svolta. Lavorare, crescere, mettersi alla prova. Vivere la notte facendo ballare gli altri, mentre tu impari tante altre cose.
Non è più riuscito a uscire dal locale.
È rimasto lì, dentro la sua passione, dentro la musica che stava mettendo, dentro un tempo che non avrà seguito. Morire mentre stai facendo ciò che ti rappresenta di più.
A 23 anni si resta giovani per sempre.
Si resta un nome che circola tra chi c’era, tra chi ascoltava, tra chi ora prova a immaginare, ora, dove stia mixando.
Da qui, l’unica cosa che si può fare è mandare un abbraccio.
Ovunque tu sia. Ovunque tu stia suonando.
