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Infinite ricerche

C’è una luna fantastica in cielo, una luna che rischiara il mare e poi parla di noi e ci sussurra di un destino di viaggi e migrazioni, di un posto migliore che non esiste perché il viaggio e quel luogo che cerchiamo siamo noi. E continua a batterci il cuore perché in fondo siamo quel cielo, quella luna e quell’estate.

Tixilife

Mal di schiena regolare post DJ set, primo weekend di scuole chiuse e venerdì in Darsena, tra musiche, suonatori di bonghi, chitarre, pischelli in uscita libera, bolidi di passaggio, profumi di cannabis e bottiglie sparse. Il motorino mi attende parcheggiato a due passi.
Domani parto e quasi mi dispiace andarmene. Queste notti parlano di me, più di quanto pensi. È come essere a casa senza averci mai vissuto, è amore della novità che rassicura più delle certezze, è insoddisfazione tale da renderci vivi. #tixilife

 

Fermate l'estate

Se solo si potesse fermare l’estate col tasto STOP come faccio con i miei dischi.

Perché l’estate la capisci quando sta per salutarti, scivola via, umida e sudata lasciando ricordi e amarezze. Paura che la magia scompaia. Paura di quel che sarà, delle incertezze, del rientro alla quotidianità. Ma settembre è speranza, rinascita, inizio. Campionato, castagne, feste, il mare più bello e tanto altro ancora.

Urlerò contro il mare mosso.

Che la musica continui, DJ Tixi schiaccia PLAY.

Aspettando settembre

Appaio antipatico al pensiero unico dilagante e alla massa nonché ai teorici del maretuttiigiorni che fotografano ogni loro presenza quasi fosse un timbrare il cartellino (e lascallò, siate originali) se dico che più dell’estate AMO l’autunno?

Che più delle spiagge tipo formicai e scogli di Peppino assaltati da orde di bagnanti incuranti di qualsiasi forma di buona educazione e stile, dei gaggi e delle famiglie caddozze, AMO le spiagge vuote e quel clima malinconico che ti sa dare settembre?

Quel non so spiegare che a me piace da Dio e che mi fa essere sempre estraneo alle mode, alle masse e al mondo.

La grande roccia e tante estati fa

Mi piace spesso tornare nei luoghi della mia infanzia, cercare indizi e qualcosa che mi riallacci a quel tempo perduto, istigare la mente e il cuore a frugare nei ricordi.

Così decido oggi di passare per Villagrande, un’estate calda di molti anni fa eravamo venuti qui con la mia famiglia. 
Per intenderci, ero in prima elementare, alla radio impazzava ‘Chi fermerà la musica’ dei Pooh!

Tempi lontanissimi, quasi antichi.
 Immaginatevi l’emozione della prima vacanza fuori casa.
Alloggiavamo in una piccola casa che dava sulla grande vallata. Si vedeva la diga, in lontananza si vedeva il mare. La sera le luci creavano un’atmosfera magica. La mattina si faceva la spesa in paese e ricordo il sapore tenero del carasau, che assaggiavo per la prima volta. 
E proprio qui c’era una grande roccia dove io e papà ci arrampicavamo ogni mattina per restare a parlare.

Il nostro piccolo e grande rifugio quotidiano.

Ed ora sono di nuovo qui, sotto la neve, nel silenzio e nella solitudine dell’ora di pranzo, a cercar ancora qualcosa di me.

Eterni ritorni 2014

Se solo penso a settembre sono già stanco. Ma siamo ad agosto, basta e avanza per esserlo.

Nessuna vacanza, nessun viaggio dopo il Trentino, come mio solito. L’anno scorso ero in Norvegia, quest’anno – strano ma vero – sono in Sardegna, e pure al mare. Qualcosa non combacia, forse.

Questo mese come sapete sono qui a Santa Margherita, tra la Saia e Cala Verde, a organizzare tornei e altre attività, chiamato dall’amico Enrico che gestisce il ristobar Nonnè e i bar dei campi della Saia.

Un”animatore atipico” perché l’animazione in un condominio è ben diversa da quella in una struttura turistica: il contatto, gli spazi, i programmi, i rapporti umani, i tempi. Allora si tira su il cinema, si pensa alla festa, al karaoke, si fanno improvvisate in consolle. E poi i tornei. Poi ancora portare avanti con il mio mac il lavoro vero e proprio, le attività di comunicazione, e fare qualche dj set in giro come a Costa Rei due giorni fa.

Ho rivisto tanti amici che avevo perso. Con altri è un piacere (ri)vedersi e lavorare.

Ritornare a Santa è bellissimo, vale più di ogni altro motivo. Fare quel che ti piace poi…. Inoltre è un’estate di grandi ricordi e ritorni. Cose che non facevi da tempo: usare la bici, giocare a calcetto, giocare a calcetto senza calze, andare due giorni consecutivi al mare, sbucciarsi le ginocchia, cinema sotto le stelle, mangiare pinoli, godersi la luna in una notte in spiaggia. Che si vuol di più? Il tempo che avanza, vero, ti fa però riapprezzare la semplicità.

Poi c’è settembre. Intenso come non mai. Nuovo viaggio, idea casa all’estero, nuova casa, nuova società da far partire, nuova stagione calcistica, nuova serata (forse), nuovo Tixi (spero). Tante cose da gestire, una testa, due mani, e un cervello che va in fumo rapidamente.
Potrebbe essere il periodo dei grandi ritorni: ritorno allo stadio, ritorno in palestra, ritorno di fiamma… Lo dico sempre.

Appunto finale:

Granitari, barman, camerieri, animatori, bagnini, lavapiatti e tanto altro: quanti giovani vedi impegnati! C’è chi in estate, dopo un anno di studio, non si ferma, non si vergogna, preferisce farsi qualche soldino, sudare e lavorare, invece che stare sempre alle dipendenze di mamma e papà… BRAVI RAGAZZI!

Estate alla città mercato

Nei ricordi d’infanzia le città erano vuote ad agosto.
Non trovavi anima viva. Le villeggiature duravano mesi, gli amici si perdevano di vista fino a settembre quando ci si raccontava di  avventure lunghe settimane.
Oggi le città sono quantomai animate, con un particolare: gente chiusa nei centri commerciali per sentirsi viva, a fare acquisti per rompere la noia e l’afa (ma cosa avete sempre da comprare? Mi chiedo). Anime in pena, condannate al girone dantesco del carrello davanti.
Gente soprattutto perennemente incazzata. Guardate e parlate. Crisi, caldo, ferie, governo, malattie. Rabbia e depressione, ecco una faccia dell’estate.

Eterni rientri

Odio le partenze si sa. Odio i saluti, i titoli di coda. Non trovo mai i gesti e le parole giuste. Quante volte l’ho detto?
Sembra il film di un finale d’estate ma siamo al 30 luglio.

Piove, fa fresco. Felpa Carhart immancabile, figlia della mia giovinezza e mai tradita.
L’albergo si è svuotato, il silenzio viene rotto dai lavori di sistemazione del personale e da qualche altro fantasma che cammina. Come noi di Cagliari, in attesa del nostro pullman.
Eccolo, puntuale, ore 10. Valigie a bordo, ultimi abbracci e saluti. Arrivederci al prossimo anno.
L’autobus scende lentamente affrontando le nebbie del tratto da San Valentino a Rovereto, portando con sé pensieri, promesse e ricordi di un’estate che va via troppo lentamente. Brentonico, Besagno e poi Mori. Posti oramai familiari.
Diminuiscono i metri, aumenta la temperatura e i pallini della connessione del cellulare. Anche la Wind torna ad aver vita.
Poche parole in pullman, volti poggiati sui vetri piovosi in cerca di un punto all’orizzonte.
Autostrada del Brennero-Modena, guardrail marroni ruggine, cartelli verdi. Tante direzioni, tra cui Verona.
Comincia così la mia estate 2.0. Speriamo alla pari all’altezza dei miei sogni (lo so, sono esigente).

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Il rientro, il maestrale, l’estate che non arriva, gli abbracci, i miei classici occhialoni arancioni da idiota, i tassinari che s’affannano, i bagagli da disfare, le cose da riordinare, i prossimi viaggi da preparare.
Eccomi, pronto per nuove partenze.

Viaggiatixi mai stanco, mai domo, mai fermo.

 

Otto

8 estati lontano da Cagliari per buona parte, 8 estati in cui son cambiate tante idee, cose, persone, musiche.

E ora guardare al futuro e chiedersi: tra 8 estati dove sarò? Con chi? E cosa farò?

(Provate a pensarci anche voi, tra 8 estati dove sarete…)