Ultimi tavoli, ultime prevendite, ultimi biglietti.

La fine del mondo è arrivata. In realtà siamo in discoteca, dove qualsiasi appuntamento può anche diventare un’ossessione, il giudizio universale, notti insonni, rabbia e delusioni.

Non c’è appuntamento che non allarmi più di un potenziale cliente che il bene prezioso (l’ingresso o un servizio) sta per finire. Appelli, urla, frasi ad effetto. Si scomoda la storia, la filosofia, la geografia. Qualcuno fa anche lo psicologo.

Organizzatori che parlano con tono divino: “se non vieni da me non avrai la salvezza eterna”. Altri puntano il dito sui traditori, quelli che vanno alle serate altrui. I nemici, la concorrenza, quelli da eliminare. E’ una guerra? Sembrerebbe. Un tempo le persone lottavano per la propria casa, il proprio suolo patrio, le idee, difendere mogli e figli. Scendevano in piazza per i loro diritti. Oggi, cinta Gucci e Prada, drinkino in mano, Iphone connesso, si lotta per un ingresso in più o per un tavolo vip.

Pivelle a casa, non rompete. “Ho stretto amicizia con” il cellulare e facebook, da cui inondare gli altri di messaggi e informazioni, incurante di bacheche e privacy altrui.

Nella “reclame” delle disco la crisi (meno gente, meno incassi: dati, non parole) non si sente. E nemmeno l’umiltà di essere credibili e presentare la realtà nei suoi contorni, o almeno in quelli simili.

Qualsiasi appuntamento è selezionato, di classe, affascinante, lussuoso, glamour, per molti ma non per tutti, di qualità, ecc. Ha sempre i migliori p.r., dj, nel migliore locale, col migliore servizio. Un uso smodato di aggettivi che farebbe invidia anche a Mary Poppins e al suo supercalifragilistichespiralidoso.

C’è però anche chi sceglie poche informazioni ma mirate, un pubblico affezionato e meno strilli. Che per promuovere le serate non ha bisogno di fanfare da colosseo romano. Che non pensa ad altri ma lavora sul cliente, sui servizi, sul miglioramento dell’offerta.

Poi ci sono gli ossessionati che pensano ventiquattr’ore alla disco. Un piacere diventato lavoro. E allora tutta questa tensione e passione (spesso in buona fede) si butta sugli altri: lavora, vendi prevendite, manda inviti, fai liste. Martella la gente, fregatene di chi verrà e chi no. L’importante è che si sappia, un grande caos organizzato in cui la serata non è un evento ma una liberazione.

“Non ce la faccio più” diceva la moglie di Furio, di fronte alle ossessioni del marito impersonato da Verdone in “Bianco rosso e verdone”.

Si offendono se non vai alla loro serata o se non sei dei loro. Devi collaborare. Amicizia e lavoro si mischiano come nulla fosse creando litigi e guerre per un ingresso e un tavolo in più. Se lavori sei mio amico, se non lavori non lo sei. Fai rientri e ti voglio bene. Non fai rientri e non conti più nulla.

Quanti in questi anni si sono stufati di questo sistema? Considerato che prima lavoravano almeno un 20% in più di locali, qualcosa dev’essere successo. E non in positivo.

Il cliente così, disorientato, decide di abolire il sabato in discoteca e si organizza le alternative anche perché pensa: se vado là offendo Gigi, se vado qui offendo Roby. Meglio il cinema, la festicciola a casa, il  viaggetto, la villa, il localino. Senza ossessioni e senza inviti.

Le bacheche sono diventate un terreno di guerra. Discussioni su chi ha più consensi, miglior gente, miglior locale, insulti a non finire, persone che quando si vedono si salutano e poi su facebook diventano dei lupi che s’azzannano.

Il tag è diventato una moda: tagga tutti, non importa. Tagga sempre, tagga comunque. Intervieni sempre sulle conversazioni altrui. Lavora, fai rientri, sveglia, agisci.

La settimana perfetta dovrebbe essere così: martedì prevendite, mercoledì resi, giovedì conti, sabato riunione, poi serata domenica inviti. Neanche un operaio è così pianificato.

Poi ci sono le frasi fatte, quelle che senti come litanie: per info e prevendite… per info e tavoli… chiamami per info… prevendite da me..chiamami chiamami…chiamami. E chiamatelo dai!

Numeri di telefono buttati sulla bacheca senza timore che qualcuno li prenda e magari ne faccia un uso distorto.

E il giorno dopo? Commenti colossali. Mai nessuno ha il locale vuoto o la serata non all’altezza. Tutti meravigliosi, estasiati, magnifici, si sono divertiti, sono stati bene, musiconi, seratone, selezioni, i VIP (?!?) erano qui ecc. Foto tattiche: c’erano 10 persone, mettiamole assieme così il locale sembra pieno. Gente col dito medio fotografata è più alternativa. Pivelle sbronze fanno più consensi.

Non si può mai criticare nulla e nessuno. Non importa se poi qualcuno tratta i clienti come merce. Feste a tema e promozioni inesistenti. L’impianto audio non funziona. I soliti grezzi amici di questo o quello entrano in disco e provocano la rissa ma magari i tranquilli in magliettina fuori a prendere freddo. La gente calpestata al guardaroba. Il locale strapieno e invivibile (perchè fa figo così e la gente ne parla). Le consumazioni annacquate. Le file all’ingresso col locale semivuoto perché fa figo anche questo. Serata over ed entrano anche gli under perchè bisogna fare incasso.

Ne abbiamo viste di tutti i colori. Tant’è che molta gente quando vede una disco cambia strada.

E allora, mi chiedo, che fare?

Non esiste una ricetta alla crisi ma di certo un po’ più di umiltà nelle parole e serietà nel lavoro renderebbe quello della discoteca un mondo migliore. Qualcuno ci sta riuscendo da tempo, qualcuno sta imparando. Altri latitano.

Il guadagno chiama, è vero, ma anche il rispetto del cliente, per chi – in buona fede – paga un biglietto o consuma un drink.

Dare informazioni e darle mirate. Che target ci sarà, che musica ci sarà, prezzi e servizi.

Oggi più di prima la gente decide con molta più oculatezza come spendere il proprio denaro. Qualsiasi organizzatore imbrogli o non sia all’altezza di un evento con centinaia di clienti è un danno per tutto il sistema delle disco che ne risente, anche per la parte buona.

Tempo fa c’è stata una manifestazione. Si sono perse le tracce di tutti i propositi e non sono stati fatti passi avanti concreti a livello di proposte e programmazione. Intanto abbiamo visto in questi mesi tutto questo scenario da guerra, ma nessuno che si ferma a meditare un “modo diverso di fare intrattenimento notturno”.

Sicuri che gli unici colpevoli della crisi e del declino siano i “politici” e il mondo della disco sia da assolvere?

 

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