Dove il pudore e la privacy non regnano più: le feste. Capodanno, Pasqua e poi quella estiva, il pagano Ferragosto. Con l’aggiunta che il calore estivo fa scoppiare tutte le primordiali passioni e perversioni del popolo, di persone che diventano animali alla ricerca di prede e facili tentazioni. I giorni dopo sui social network il copione è sempre lo stesso: epici racconti, descrizioni minuziose, cronache quasi da inviati in guerra, dovizia di particolari.

L’obiettivo è solo uno: stupire e superare il limite dello scibile umano, i record, le soglie della resistenza.

l ferragosto under è l’inno del “si può fare”, del “tutto concesso”, del “si vive una volta sola”.

Leggi di uomini che sono sopravvissuti a 48 ore di girone dantesco, gesta eroiche, donne che hanno avuto 14 gravidanze, vomito a non finire come fossero cascate del Niagara, guerre con vicini vinti a cori da Sconvolts e lancio di oggetti, petardi, notti insonni, case diventate casbah arabe (con 8 letti e 25 invitati), cucine impantanate da sughi e olio, droghe leggere e mal di testa pesanti.

Incidenti, fulmini e saette, devastazioni, e le immancabili litigatone tra fidanzatini cornificatisi al 90° dall’amichetto/a e amici del cuore che fino a 2 giorni prima taggavano in 20 link al minuto e ora neanche si parlano per non essersi ricordati di portare i cuscini in villetta.

Tutto questo è ferragosto. Nulla è a posto a ferragosto. Una festa, molto di più. Una guerra.

A rileggere i racconti sicuramente qualcuno sarà morto e poi resuscitato nel giro di 24 ore (non si sa come, ma ce l’ha fatta). Qualcuno avrà indossato i panni di superman. L’importante alla fine è raccontare, esibire, far vedere che si era presenti.

Fondoschiena pelosi o lisci immortalati nelle digitali o nei “cell”, sorrisi da fessi, video per youtube, cessi con catene non tirate, vomiti a terra. E poi partite a carte, fritti alle 4 del mattino, birra mista a vino, invitati artefatti che si inventano consolle con virtual dj e musica house sconosciuta trattata per electro-vaneggio.

Il sito Rotten a confronto faceva solidarietà ed era per buongustai dell’orrore.

Ma gli eroi del ferragosto sono le stesse persone con cui solitamente ci relazioniamo? Non ci credo. Probabilmente questi sono i cloni, che escono dalle tenebre nelle grandi occasioni, dopo aver pellegrinato per supermercati alla ricerca di tutto quanto sia commestibile e bevibile. Sono quelli del “5 euro a testa”, del “non ci sono letti portatevi le tende” oppure del “mezzanotte mezzogiorno mamma a casa non ritorno”.

Perchè ferragosto, così come capodanno e pasquetta, comincia dalle riunioni tattiche, dalle villette affittate, dai corti al supermercato alla ricerca della birra che costa meno, dal tarocco del tavernello, dalle bustone di 5 chili di patatone.

A ferragosto ci sono le tipologie di personaggio: “l’organizzatore totale”, a cui è demandata la direzione artistica del devasto; il “nullafacente”, che si adeguerà alle disposizioni del gruppo con passività; la sorpresa: il “tranquillone” che rischierà la denuncia; la “coppietta felice”, che non si staccherà mai per 2-3 giorni e il “morto che parla”, ko dopo le prime 6 ore causa abusi di vinello.

In cielo a ferragosto non ci sono stelle, ma angeli alle prese con il loro primo grande volo: toccare l’infinito con l’eccesso, superare il muro della vergogna, trattare amici e magari ragazze come fossero portachiavi e oggetti (e certe ragazze, diciamolo, sono ben liete di esserlo). Ragazze che perdono la femminilità e si comportano peggio di Totti. Ragazzi che per darsi un tono fanno i giocatori di carte, quando forse potrebbero vincere a figurine.

Si arriva poi al degno finale: dopo aver cercato di ripulire le case, gli zombi tornano mestamente raccontando le gesta con un misto di tristezza. Due i tipi ben noti: l’entusiasta e il perenne demoralizzato (quello che scrive “non so perché ma questo ferragosto non è come quello del 1934″…ma è nato a fine degli anni 90).

Via alle cronache scritte senza privacy nei giorni successivi. Note, stati e le pericolosissime e infinite collezioni di 259 foto (metà delle quali uguali) caricate prima possibile, in cui tutto diventa dimostrato, in cui più che a Lourdes i miracoli sono realmente accaduti. Nota di merito per le coppiette che evidenziano la lingua nei baci.

La lotta è ad avere la palma del peggiore, non importa come, ma bisogna dirlo. E poi raccontare, dimostrare, segnalare. Io ho fatto questo, io ho fatto quello. Bellissime poi le litigate a distanza. E giù di “mazzi, garrogne, gniente, senza” nuove terminologie della fraseologia del pischello.

Così è un ferragosto under. Ci siamo passati tutti, ma leggerlo, guardarlo, osservarlo da grandi non può che fare un misto tra un po’ di tenerezza mista a… tristezza. 😉

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