L’Italia ha bisogno di un’altra destra. Una, che pur riconoscendo importante l’esperienza del Pdl, la riempia di contenuti e di progettualità per il futuro, senza appiattirsi a tutti i costi nel berlusconismo e nella Lega. Nessun “compagno” Fini, nessuna rincorsa a sinistra. Una vera e propria rivoluzione culturale nell’opinione pubblica tout court ma soprattutto nel popolo di destra, traghettandolo da posizioni difensive e timorose ad altre più avanzate nei confronti delle novità che gli scenari attuali ci impongono.
Una “destra pensante”, un partito conservatore e liberale, aconfessionale, con forte connotazione sociale, che si ispira a valori “europei”.
C’è una vasta area di moderati “dormienti” che non votano di certo a sinistra ma che non sono pienamente contenti del percorso del Pdl.
Sostengono insomma Pdl, ma vorrebbero un contenitore diverso rispetto a un cartello elettorale. Tanti italiani che hanno relegato il fascismo al giudizio della storia, come parte del nostro vissuto senza vergogne, che non deve però incombere continuamente sul nostro presente in una continua dicotomia con l’antifascismo e il comunismo.
Bisogna uscire e superare questo scontro continuo, questa perenne guerra civile.
Nessuno vuole scivolare nel “politicamente corretto” – facile la critica – ma ci sono tanti aspetti migliorabili e una politica non può demandare al futuro queste scelte né isolarsi e mettere nelle mani di un capo le sorti e i destini di un paese.

E allora riprendo un elenco di aspetti fondanti, per una buona politica, da un ottimo articolo di Sofia Ventura.

1. Il rispetto della Costituzione e delle sue regole e crediamo che debba essere ogni giorno ribadito con le parole e i comportamenti da chi detiene ruoli di autorità, ma non riteniamo che volerla riformare costituisca un attentato alla democrazia; per questo non amiamo i “sacerdoti della Costituzione” nostalgici dei tempi in cui le oligarchie dei partiti decidevano delle sorti del paese incuranti degli elettori.

2. Non ci piace che dal consenso si faccia derivare non solo il legittimo diritto/dovere di governare ma anche una sorta di potere “assoluto”, ma crediamo nell’utilità della leadership e siamo convinti che l’elezione diretta del presidente in un contesto semi-presidenziale aiuterebbe il consolidamento del nostro sistema (e per questo non gridiamo al pericolo di “derive leaderistiche”).

3. Il Parlamento dovrebbe poter “lavorare” per rendere migliore la nostra legislazione e efficace il controllo sul governo, ma non rimpiangiamo la “centralità del Parlamento” (ovvero l’assemblearismo) della Prima Repubblica.

4. Di fronte all’immigrazione e ai diritti della persona sia necessario un atteggiamento aperto e pragmatico e non ci piace che si inseguano le paure dei cittadini senza dare risposte serie e razionali. Ma non dimentichiamo che, nel caso degli extracomunitari, i nuovi arrivati devono imparare a rispettare le nostre regole e che non vi deve essere spazio nel nostro paese per una segmentazione multiculturale; le culture si devono incontrare, nel rispetto dei fondamenti del nostro vivere civile.

Aggiungerei anche la necessità di aprire nuovi tavoli di confronto e programmazione e riuscire – semmai fosse possibile – a distinguere il ruolo di presidente del consiglio da quello di presidente o segretario del partito.

Credo infine che una destra moderna debba tornare al sistema delle preferenze nella scheda.

Pensare piuttosto che “obbedire”, tenendo ben presente il nostro orizzonte di principi e i valori fondanti della nostra azione politica. E non aver timore di discutere e prospettare nuove soluzioni ai problemi, più che ancorarci al passato o a un istintivo “se ne parli sei un eretico”.

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