Ci lamentavamo giorni fa dei tunisini e dei libici, andati praticamente tutti via dal nostro suolo.

Settimane in cui tanti pregavano nell’attesa che la cronaca ci raccontasse di qualche episodio tale da poter rafforzare i nostri luoghi comuni: eccoli qua, come pensavamo.

Eppure per quanto disperati, senza soldi e futuro (sarebbe bello vedere noi italiani in quelle condizioni), con gli affetti chissà dove, questi poveri (perché come tali li dobbiam definire) hanno fatto poco o niente per turbare la nostra tranquillità occidentale, opulenta e annoiata. Se ne sono andati quasi silenziosamente. Qualche episodio, ma roba che a confronto ciò che succede da noi è poca cosa.

Pochi giorni e scopri l’ennesima nuova rapina a mano armata in una nota discoteca di Cagliari. Che segue tantissimi altri fatti di cronaca: rapine, risse, pestaggi e tutto quello che volete mettere dentro il campionario degli eventi delittuosi.

Mi pare che i “protagonisti” di questi fatti non siano arrivati via mare da un paese in guerra e non parlino un’altra lingua. Ma che abbiano lo stesso nostro colore della pelle e magari siano anche delle persone iscritte su facebook.

Non ho visto la stessa attenzione maniacale e la stessa morale confezionata. Non ho visto link o stati di gente intimorita da quello che sta accadendo in giro. Non ho visto politici dire una sola parola sulla “sicurezza”, troppo attenti forse a delinearci città che non esistono.

Perché secondo qualcuno la questione sicurezza a Cagliari non esiste. È poca roba. Meglio non sollevarla.

Diciamo la verità, poi: esiste un crimine di serie A e uno di serie B. Quello di serie A ti fa etichettare le persone straniere come ipoteticamente già criminali perché sono “diverse” da noi, quello di serie B non fa notizia finché è compiuto dagli italiani.

E qui scatta la giustificazione. La stessa giustificazione che rende questo nostro paese sull’orlo del baratro, preso dalle contraddizioni e dall’incapacità della gente di ragionare con la propria testa.

Anche stavolta una piccola grande lezione che conferma il declino in cui viviamo, ossessionati dall’altro, dal diverso, da chiunque metta in gioco i nostri valori e identità. Forse questo timore, unito all’incapacità di confrontarci, deriva dall’assenza o dall’assuefazione lenta e inesorabile proprio di quei valori e di quelle identità che non si sono sapute rielaborare al passo con i tempi.

Il mondo e la società sono cambiate radicalmente, i rapporti sociali, la religione, l’economia, i movimenti dei popoli, e gli italiani continuano a vivere (consapevoli o no non si capisce) in un paese che non esiste più con ragionamenti e opinioni medievali.

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