di Federico Brusadelli

Libertà e legalità. Giustizia e onestà, laicità e patriottismo. Ecco le parole che più ricorrono nelle tantissime risposte dei lettori di Ffwebmagazine alla nostra richiesta di “giocare” a raccontare la nostra destra in tre parole. Tanto per spiegare che la “destra” non è protetta da nessun copyright. E tanto per chiarire che, forse, ad essersi allontanati da alcune idee, da sempre patrimonio della destra italiana, sono stati piuttosto altri – nascosti, magari, dietro i paraventi di una retorica vuota e trombonesca.

La legalità e la giustizia, il senso dello stato e delle istituzioni, la lotta a tutte le mafie (nel segno di Falcone e Borsellino, ovviamente), l’onestà e la responsabilità. Questa è destra, ci sembra. E poi, l’amore per l’Italia, la difesa della sua unità e del suo “spirito nazionale”, della sua bandiera e della sua lingua. Anche questa è destra, come ci ricordano i nostri lettori. E sono princìpi che si declinano nella quotidianità, che si professano ogni giorno e che ogni giorno vanno tutelati: lo dimostra il boicottaggio leghista del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, tanto per fare un esempio.

Ma c’è anche, e forte, la richiesta di una destra laica. Ma laicità positiva, non “di combattimento”, certo, ma neanche remissiva. Che non scada nella contrapposizione fine a se stessa, fra guelfi e ghibellini. E che significhi, però, rispetto dell’autonomia reciproca della sfera politica (pubblica) e di quella confessionale (privata). Ecco allora che i diritti civili e la lotta all’omofobia, o la richiesta di un disarmo ideologico sul fine-vita – ci scrivono molti nostri lettori – sono “di destra” esattamente come il sostegno alle famiglie (più che alla Famiglia) o la giusta difesa delle nostre radici culturali.

Ricorre – e non è una sorpresa – la voglia di merito e di opportunità, soprattutto da parte dei più giovani. Così come, molto spesso, si impone una parola fra le tante: persona. Anzi, dignità della persona. Il vero pilastro della Carta dei valori del Partito popolare europeo, il vero “valore” da difendere, con tutto quello che significa in termini di integrazione, cittadinanza, diritti.
E non mancano l’altruismo, l’educazione civica, la sensibilità ambientale, la socialità, la solidarietà, la comunità: parole che spesso sconfinano nella tradizione “di sinistra”. Ed è un’altra dimostrazione di come le barriere del Novecento si stiano finalmente – seppure con colpevole ritardo – sfaldando.

Coraggio, sogno, vitalità, futuro, persino allegria: è una destra, insomma, che si apre, che non ha paura del “nuovo” e del “diverso”, che non si arrocca nella difesa (a tratti ridicola) di un’immagine di se stessa che sfiora la caricatura. È una destra, questa, che decide di navigare in mare aperto. È una destra che qualcuno sogna addirittura – ed è un bell’augurio – “irregolare, metapolitica, romantica”. Una destra che invoca l’autonomia di pensiero sempre e comunque, che rifiuta i dogmi e le ideologie, che fugge da quelle gabbie che rinchiudono la vita vera in schemi astratti e pericolosi. Una destra che ama il libertarismo e la libertà. Che sia libertà vera, però. Non uno slogan, né un’etichetta buona per tutte le stagioni.

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