(storia semiseria)

È ora di partire! All’apertura delle porte una minacciosa folla si materializza e si avvicina. Prima si butta la valigia poi via a salire a bordo. Avanti i cagliaritani, cattivissimi, che per non so quale diritto divino devono sempre salire prima degli altri. Loro comandano. Stressati e sudati dai loro abiti eleganti (mattagazzu ti vesti così che ne stai viaggiando) e appesantiti dalle buste dello shopping cariche di roba da sfoggiare, si attaccano l’un l’altro tenendosi per mano o abbracciandosi pretendendo di salire tutti insieme. Puntellamenti vari e movimenti di bacino. Interventi da dietro, falli e scivolate. Chi si inserisce lateralmente. Fila inesistente, random.

Il primo che sale occupa otto posti, ci mette il cartellino RISERVATO, poco ci manca che porti pure la bottiglia tipo privè, perché così si fa, mica perdi il pullman poi come faccio che domani ci ho turno al callcenter? Comando io e occupo io. Come sempre accade, e la Scienza ancora non lo spiega, nei bus ci stanno tutti, proprio tutti. Questi shpagnoli pensano a tutto. Laghinonsonol’Arhst.

Cominciano i racconti di bordo: troppu togu ci ho speso stipendio e pensione nella Diagonal, da Tommy Ilfigger poi ho comprato camicie per l’estate da Mango e c’era il negozio di Dolce&Gabbana per le mutande, io ho surfato sulla playa di Barceloneta, ho fumato todo sulle ramblas, ho mangiato a quel ristorante della Gamba. Poi le callonate stratosferiche: ho l’autografo di Messi, mi son fatto otto spagnole, ero in tribuna vip al Camp Nou, ho rimorchiato due tipe al Pashà una era un travestito, mi hanno arrestato e poi rilasciato perché ho fatto due telefonate a chi so io.
Si parte. Altre due orette poi quando all’aeroporto di Girona (o Gironna) sullo schermo apparirà CHIAGLIARI accabbau su giogu.

(Quando viaggio sono un distributore automatico di callonenzia).