Professione vacanze, atto secondo

L’alba porta con sé un nuovo viaggio dal sapore di caffè e profumo umido della terra del mattino. Torno a San Valentino dopo tre giorni di Sardegna in cui ho fatto tutto fuorché riposarmi: serate in disco, animazione in un parco acquatico, commissioni, appuntamenti e caffè volanti con qualche amico. Tre giorni intensi che sono volati via come il caffè che ho appena preso con un amico “politico” che non rivedevo da tempo e con cui ho vissuto entusiasmanti stagioni al fronte del gioventù.

Poi l’aeroporto ti fa incontrare altri amici che avevi perso di vista con cui concludi la chiacchierata riassuntiva di dieci anni di vita con l’immancabile “ci sentiamo” anche se sai che non ti rivedrai mai più con lui, se non tra altri dieci anni e sempre in un aeroporto. Ti fa comprare riviste di cui leggerai le prime quattro pagine per poi capire che tutto il resto è noia, giornali che non riuscirai a leggere causa dimensioni e improbabili manovre di piegamento della carta.

Chiamano il mio volo, sono fortunato: posto 21, imbarcano le file dalle 20 in poi. Aereo semivuoto, la temperatura a Verona sarà di 16 gradi, strano ma vero si respirerà un pochino. Comincia un nuovo viaggio, un altro turno.

Ps:

Perché viaggio?

Viaggio per non stare fermo. Viaggio perché c’è sempre un motivo. Viaggio perché l’anima ne ha bisogno. Viaggio perché voglio vedere il mondo. Viaggio perché non riesco a star fermo. Viaggio perché i miei occhi hanno fame. Viaggio perché la vita è un viaggio. Viaggio perché… il meglio deve ancora venire.

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