È stato bello in questa settimana pensare che il nostro paese si sia risvegliato. Il referendum ha dato prova che qualcosa si è mosso e al di là del risultato (come ho scritto anche su Tiscali) l’importante era il raggiungimento del quorum.La gente non è andata al mare, a differenza di qualcuno.

 

Non credo che questa classe politica abbia le credenziali per gestire questo risveglio. Chi stava al governo è stato sbugiardato dal voto popolare, qualche altro che si prende meriti non propri.

 

L’esito del referendum è il primo atto di un paese che si riappropria della capacità di decidere. Di un paese che si è stufato delle divisioni, dei distingo, dei muri e che vuole dire la sua e pensarsi unito al d là di chi lo vuole dividere. Il gestaccio di Brunetta rappresenta l’istantanea di una politica che è già passato. Violentare la passione e le speranze di tanti giovani, come me, precari (e non solo lavorativamente) è quanto di peggio si potesse fare. E non è servita l’ennesima smentita via etere peraltro con tante inesattezze in merito a un fatto ampiamente documentato dalle telecamere. Un ministro che rifiuta un confronto anche col peggior nemico deve fare un’unica cosa: rassegnar le dimissioni invece che invocare le imboscate.

 

Oramai la politica si gioca anche su facebook dove il passaparola, lo scambio di idee, il confronto è quotidiano. Credo che amministrative e il referendum siano stati due eventi in cui internet e i social network abbiano avuto una grossa influenza. C’è anche il rovescio della medaglia, non dimentichiamolo: l’eccesso di libertà di uno strumento che può anche rivelarsi deleterio. Guardiamoci intorno: su facebook parlano tutti, davvero tutti, su tutto. Anche gli stupidi, la cui mamma è perennemente incinta. Organizzano linciaggi, fanno terrorismo, irridono e sputtanano. Si butta dentro tutto, storie personali, drammi, difficoltà, identità, fango compreso. Senza beneficio di replica. Accade anche questo. Ma non dobbiamo demoralizzarci.

 

È il momento di prenderci carico di una piccola responsabilità e dedicare ad essa del tempo: leggere, studiare, guardare, ascoltare, sconfinare, curiosare, promuovere la partecipazione di chi ci sta al fianco. Dalla città agli eventi nazionali.

Non lasciamo che tanti allarghino le braccia e si escludano dal gioco. Lo so, è più facile e redditizio spegnere il cervello, chiudere i libri, serrare l’uscio di casa e affermare che è un problema d’altri o rimandarlo.

No, la nostra terra, il nostro popolo, il nostro futuro, è un problema nostro.

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