Questa mattina torniamo in campo con “Ci facciamo in 5” al Levi. Uno degli ultimi interventi nelle scuole del nostro progetto di promozione del calcio a 5 prima della fine dell’anno scolastico. Venerdì saremo a Sassari per progettare l’attività anche nel nord Sardegna, ma a partire dalla prossima stagione.

Dopo una cena con gli amici della Figc al ristorante Royal (peccato per l’assenza della mitica Cinzia che ci avrebbe elencato, con la sua voce ferma ed equilibrata, i piatti del giorno) mi sono alzato alla solita ora, più o meno le sette. Sento i postumi di ieri: queste cene infinite, con antipasti che valgono un primo più un secondo, con vino che scorre, lasciano sempre il segno.

Mi sembra di essere in vacanza. O forse lo sono. Ho fatto tutto quello che faccio abitualmente: spuntino, doccia, lettura dei siti d’informazione, facebook, risposta alle mail, lettura di qualche pagina delle meditazioni di Osho, ma con una calma a me sconosciuta.

Ho rifatto il letto, riordinato casa, rimesso in ordine le camicie e adesso vi sto scrivendo. Cosa che faccio di solito prima di addormentarmi, ma sapevo che oggi sarebbe stata festa grande. Una giornata come un’altra per chi come noi vive la normalità come eccezionalità.

Ci si accontenta di poco dalle nostre parti. Oggi forse si saprà anche qualcosa di più su altri progetti, o forse no. O forse sto rincorrendo sogni. Una cosa è però certa: più tardi mi faccio una bella corsetta al Poetto e stacco col mondo.

Intorno a me quest’ansia della campagna elettorale, i continui tag sul mio profilo di questo o quel candidato. Devi votare Zedda o Fantola. Robe da appello prima della fine del mondo. Pare che se vincesse l’uno o l’altro accadrebbero robe catastrofiche. Una vecchia tattica della politica: giocare sulla paura per muovere voti. Forse andrà bene a chi si fa comprare con uno schermo piatto o una ricarica telefonica, ma non per noi che ancora un po’ di sale in zucca ce l’abbiamo.

 

A più tardi, clic!

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