Queste elezioni sono uno spasso. Spuntano candidati e faccioni in ogni dove. Nelle vetrine, nelle finestre, nelle auto, nei cassoni degli autocarri, nelle pensiline e perfino sui cassonetti.La logica è sempre la stessa: votatemi perchè sono onesto, sono nuovo. Tutti si sono candidati dopo “un’ampia riflessione” o perché “gliel’ha chiesto la gente”. Tutti mettono a loro disposizione “le loro energie” e la loro “passione”. Tutti si sono distinti nella vita e nella professione.

Poche abbuffate in giro, qualche cocktail in locali “in”, forse perché i pranzi e le cene sono appannaggio dei candidati alle regionali abituati spesso a trovar voti a suon di malloreddus e porchetto. Ma attenzione alle feste e ai freedrink finali.

Slogan a gogò. Qualcuno dice anche di non voler mettere retorica nelle parole, ma poi sono più retorici dei miei stati. Cagliari è bella, è grande, deve cambiare. Fidati di me, punta su di me. Io amo Cagliari, io devo tutto a Cagliari. Professionista, esperto, impegnato nel sociale (parola onnicomprensiva). E poi i giovani: tutti siamo diventati giovani. Tutti tifiamo per questi giovani a Cagliari. Ma alla fine, la maggior parte di questi giovani lo sono stati forse quando l’uomo è andato sulla luna oppure sono già vecchi pur essendo giovani. Tutti al Poetto, tutti Cagliari turistica. Tutti Cagliari capitale.

C’è l’esercito dei figli di papà, pericolosissimi finti giovani con il tavolo sempre prenotato nelle zone vip, il discorso scritto tramite wikipedia, due o tre frasi ad effetto, abito firmato, pronti a fare improbabili comizi e con santini da brividi. Ma purtroppo prima di avere la stoffa di papà, ce ne vuole eccome. Copie sbiadite, universitari annoiati e fuoricorso con residenza in viale Fra Ignazio che per cercare di farsi un tono visto che il lavoro è garantito tra qualche anno, la paghetta settimanale è sempre pronta, la macchinina c’è e anche se si rompe paga papà, ora “si impegnano in politica”.

In zona centrodestra tutti sono stati fascisti, mussoliniani. Tutti conoscono faccetta nera. Tutti contro gli immigrati, ma come suoneria c’è la sigla di Uomini e donne. E poi quante associazioni. Mai vista una città così indifferente e annoiata, associarci. Sgranavo gli occhi. Sono tutti interessati di Cagliari, dei problemi, della gente, del lavoro e dei già citati giovani. Strano fiorire di movimenti e associazioni della società civile, che aprono e chiuderanno esattamente un giorno dopo le elezioni. Poi di nuovo tutti a criticarsi, tutti a farsi la guerra per un pezzo di pane. Tutti a dire che l’erba del vicino è sempre meno verde.

Una delle campagne più divertenti della (piccola) storia politica cagliaritana, dove il livello dei candidati (se si esclude una fetta di persone realmente impegnate e meritevoli di voto, da destra a sinistra) e del dibattito sono agli occhi di tutti. Naturalmente non di gaggi e ignoranti che si fanno comprare con promesse di lavoro e di prestiti, televisori e ristrutturazioni.

Chiunque sia un recettore di un buon numero di voti, indipendentemente da studi, cultura, esperienza, può candidarsi e magari vincere. Magari pure ambire a un assessorato. Sempre che faccia qualcosa di differente sempre da questa carica. Orbene ci vuole un ingegnere allo sport, un medico ai lavori pubblici. E che ci possiamo fare? Direbbe l’elettore medio berlusconiano, questa è la politica, questa è la realtà. E allarga le braccia. Per intenderci l’elettore moderato un po’ rincoglionito, quello da tg4, morale cattolica a intermittenza, paura dell’immigrato, conticino in banca e non toccarmi la macchinetta. Law and order.

Una campagna dove ci sono miracoli: vecchi amici (o conoscenti) riapparire dopo anni di oblio – magari ti odiavano pure – per chiederti il voto. Di persona? Neanche per sbaglio. Ora ti contattano tramite tag o mail multipla su facebook (una telefonata allunga la vita). Dove ogni giorno che passa c’è una persona che conosci che si è candidato e ti chiede “oh… mi voti?”. Dove tutto è nuovo. Dove chi è vecchio dice di aver esperienza. Dove non sai davvero più chi è destra e chi è sinistra. Dove l’amicizia la si misura sui voti che porti o non porti. Chi si offende per un appoggio negato.

Dove magari ti hanno candidato e neanche te ne sei accorto.

Dove anche io mi ci ritrovo dentro. Questa è la mia città e forse anche io ho contribuito a che finisse così, purtroppo. Quindi votiamo bene, votiamo con intelligenza.

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