Mi piace ascoltare le conversazioni da bar la mattina, quelle al banco, tra un cappuccino, un caffè e una mezza d’acqua naturale. Per la maggiore, si parla sempre di lavoro in ogni città.
A Milano per due anni e mezzo ho sentito persone che pensavano ossessivamente al lavoro, alle scadenze, alle urgenze, al deadline e alle call. Lavorare, lavorare. Ovunque, comunque, persino nel weekend.
A Cagliari quando sento parlare di lavoro è un pianto. Pochi, soldi, contratti fantasma, precarietà assurda, fregature dietro l’angolo.
Nel tempo ho visto le due realtà e le confronto.
Non so cosa succederà tra alcuni anni, ma sento che la situazione sia davvero grave. Sia perché per alcuni il lavoro è un ossessione, sia perchè per altri è un miraggio.

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