Quale Cagliari ci aspettiamo da queste elezioni? Una Cagliari che marca la sua identità sul Mediterraneo e sull’Isola o una città sempre bella ma senz’anima?Il dubbio aleggia, di fronte a una campagna elettorale che stenta ad elevarsi dalla solita minestra riscaldata su tematiche irrisolte da anni. Di fronte a tanti vecchi della politica che continuano a richiamare giovani, turismo e innovazione.

 

Scriveva un giornalista: “Cagliari resta mercantile e bottegaia, rinchiusa nella propria cinta daziaria, ripiegata nella difesa di un aristocratico isolamento che la protegga dalle contaminazioni del territorio” definizione quanto mai azzeccata.

A Cagliari in questi anni non ha governato la destra: la destra è altra cosa, almeno per come la intendiamo noi che proveniamo da un certo percorso politico e ideale.

La sinistra, suo malgrado, non ha avuto la forza. La sua assenza si è sentita: non avere una opposizione forte e presente nel dibattito politico e nelle competizioni, rappresenta un impoverimento del sistema. Le idee, le cultura, le discussioni tra divese “vision” aumentano il valore della società intera.

 

A Cagliari non si è vista destra, ma un sistema di amicizie, consorterie, piccoli e grandi favori e ingiustizie, una borghesia, per buona parte, minimale senza un retroterra culturale e amministrativo tale da poter pensare e organizzare un progetto di città del terzo millennio, di capitale non solo sulla carta.

Qualcosa è stato fatto, e va ammesso, qualcosa è stato fatto male, molto è ancora da fare.

Tanti i nodi irrisolti: il Poetto, il turismo, il lavoro, la fuga della popolazione.

La città perde abitanti – io per primo stento a trovar casa a prezzi accessibili – ma si continua a costruire.

Se dovesse formalizzarsi l’autonomia di Pirri (ipotesi comunque remota) Cagliari andrebbe in seconda posizione, dopo l’odiata cugina Sassari. Il calo annuale è quantificato in 2000 abitanti. L’hinterland cresce, creando grandi “paesi che non sono città” anche questi senza identità e criteri abitativi.

 

Si proclamano grandi ondate di turisti ma non se ne vedono le ricadute economiche, se non registrare l’ennesima diatriba negozi aperti/chiusi in occasione dell’attracco delle crociere e di qualche festività di richiamo.

La disoccupazione è a livelli record, ma gira l’idea che siamo una città ricca, con un benessere diffuso, ma che giri l’angolo non esiste più, con periferie sporche e invivibili, debiti, con un esercito di “imprenditori” amici che vivono oltre le proprie possibilità, per poi fallire e lasciare stecche in giro.

Discorso criminalità, altro cruccio. Cresce il piccolo teppismo urbano, alimentato dalla sottovalutazione dei fenomeni, e si fanno sempre più frequenti le rapine a mano armata.

Non c’è una visione d’insieme, economica, politica, sociale e di servizi, il traffico aumenta e le soluzioni sono demandate a progetti faraonici, tunnel sottomarini o piccoli palliativi.

I giovani, quelli attivi e dinamici, dopo la laurea scappano. Poi ci sono quelli che non si laureano mai: ma là c’è papà che mantiene e garantisce un posto in studio. Assenza di stimoli, insomma. Per chi vuole fare, ma anche per chi non vuole fare.

La meritocrazia è una chimera, la gerontocrazia e il familismo virus che si toccano con mano. Poche opportunità per chi ha idee ma non ha santi in paradiso o non è nato in qualche famiglia della “Cagliari che conta”. Che continua a detenere il potere e trasferirlo a una discendenza sempre meno colta e sempre più disorientata, impoverita di valori, che rischia di prendere le redini del capoluogo.

Si respira una realtà annoiata, disinteressata, che aspetta il weekend o l’estate per realizzarsi, poco avvezza all’associazionismo e al mutuo soccordo, e molto alle gelosie e ai piccoli ricatti da vicinato, all’estetica più che ai contenuti.

Prospettiamo soluzioni allora, ripartendo dalle eccellenze del capoluogo: la spiaggia, il turismo, l’innovazione, i giovani, la piccola impresa, la storia e la cultura. Tante idee non hanno voce. Tanti giovani non hanno opportunità né spazi abitativi. Altri giovani fanno finta di essere giovani supportando, in maniera caricaturale, una politica, come l’ha definita genialmente un amico, dei “pannoloni”.

Ecco allora la necessità di ripensare Cagliari e darle una nuova identità, un nuovo senso, una nuova ragione. Turistica o dormitorio? Imprenditoriale o assistita? Giovane o meno giovane?

Bisognerebbe dare una logica all’area vasta, creare un sistema integrato di servizi e trasporti. Incentivare le pedonalizzazioni e le aree di aggregazione, puntando sui trasporti pubblici, sul verde, sull’artigianato e le bellezze naturalistiche e architettoniche, sullo sport come elemento sociale di aggregazione.

Un Poetto aperto e vivo, tutto pedonale, con piccoli B&B e opportunità imprenditoriali per chi ha voglia di investire e non dev’essere fermato, nel rispetto delle regole, ci mancherebbe. Le energie alternative, le culture diffuse, il piccolo commercio, le fasce più deboli da incentivare ma non assistere con assegni elettorali.

Servirebbe un sindaco con le palle per fare scelte forti e mettersi avanti qualche antipatia invece di andare avanti a “volemose bene”. Un sindaco di tutti, ma con un’idea di città chiara e definita in testa.

Che metta le condizioni per una città viva, giovane, dinamica. Affiancato da una giunta di persone esperte nei settori di riferimento, di tecnici o politici di qualità, che elevi il dibattito e abbia sensibilità dei problemi. Ma sia culturalmente attenta ai fenomeni e alle nuove sfide. Che tanti candidati e politici la smettano di pensar che amministrare la città sia un cast televisivo dove vince il santino più bello o lo slogan più azzeccato. Che la si smetta di pensare che ci sia solo un popolo di utili idioti che vota perchè verrà accontentato con un posticino misero o con una ricarica telefonica. C’è anche tanta altra gente, informata e consapevole.

Vi lancio tante idee che avrei il piacere di sviluppare.

Capire da grande cosa dovrà fare Cagliari: città alla mercé di cementificatori e di interessi familiari o punto di riferimento dell’Isola e perché no? Anche del bacino Mediterraneo?

Io non mi candido, lo sapete. Avete sicuramente già un’idea di chi sostenere, come ce l’ho io.

Siate consapevoli del voto che date, non utilizzate questo potente mezzo con leggerezza e senza guardare in profondità chi andate a sostenere.

Forse questo è anche un mio piccolo commiato, dopo 13 anni di esperienza politica in circoscrizione con Alleanza Nazionale. Forse, anzi certamente, sono uno sconfitto, resto un idealista, forse troppo incazzato, forse non sono neanche più di destra (come qualche “amico” sta dicendo).

Forse non ho capito bene come funziona questo paese e questo luogo, forse credo ancora in certi VALORI che prescindono da destra e sinistra, ma fanno parte di tutto il nostro patrimonio di CITTADINI.

Come tanti di voi, AMO CAGLIARI. E la mia passione, la mia partecipazione, la mia rabbia proseguiranno anche senza una carica politica, con la consapevolezza che non è la collocazione, un partito o il voto per le amministrative che fanno le persone migliori o peggiori.

È la consapevolezza, è l’opinione. Che ci facciamo col tempo, con l’esperienza, con gli errori (anche).

Ma senza padrini o padroni.

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