Mi stupisco spesso di fronte a certa miopia. Mi stupisco quando sento persone che sono così sensibili e delicate da sentirsi offese dai crocifissi in classe.Purtroppo quel che è accaduto con la sentenza della Corte Europea, non sarà un passo avanti né a favore dei laici né dei credenti. Sarà un ulteriore muro sulla strada del dialogo, contro il buon senso, a favore dei supporter delle ingerenze clericali e dei laicisti da curva nord.
La Chiesa non deve immischiarsi nelle questioni politiche. Che non debbano esistere religioni che in virtù di numeri o storia o ammiccamenti politici debbano sopraffare gli altri.
Ma siamo certi che con levando il crocifisso abbiamo fatto un passo avanti? Quel simbolo, che per molti non vuol dire niente, per altri addirittura è offensivo, è invece nel senso comune qualcosa che simboleggia la sofferenza di chi crede nella propria fede.

E, badate bene, qualsiasi fede.
Di fronte a una moschea o a un Buddha, io, pur non appartenente a quel credo religioso, nutro rispetto. Rispetto non solo per quel Dio, che volendo, può essere anche il mio ma rappresentato differentemente, ma rispetto anche per quei credenti che, pur non pensandola come me, hanno diritto di esistere.
I simboli religiosi, nel momento in cui non offendono e non prevaricano, sono universali.

Le sofferenze e le spiritualità sono universali.

Abbiamo tanto da imparare dalle religioni, e non sempre dobbiamo fare l’errore di farle coincidere con tutti i loro rappresentanti terreni. Ci sono tante cose che ci accomunano. Le religioni hanno sbagliato, hanno dimostrato violenze, ipocrisie, male agli uomini. Ma questo l’han fatto tutte le religioni. E gli errori sono stati mossi non dai simboli, ma dagli uomini in terra e dalle loro debolezze o dalla certezza di avere la verità, la stessa che ora pensano di rappresentare taluni laici.
Gli orrori e le nefandezze non devono nascondere il pensiero puro di ogni religione, quello che non viene strumentalizzato dalla politica o dall’economica, quello che resta universale nel tempo e nello spazio, che va oltre le barbarie del nostro tempo, costruite anche su pensieri “idealmente” buoni come il socialismo.
La Chiesa cattolica e la religione non è solo quello che odiamo. È anche tanti parroci o missionari in giro per il mondo, tante persone che – e lo riconoscono molti – lavorano e si sacrificano per gli ultimi della terra. E quelle sue parole, scritte secoli fa, non possono che essere patrimonio di tutti, non credenti compresi.
Ecco perché il crocifisso non può essere cancellato dalle nostre coscienze.

Non deve diventare momento di divisione, di soddisfazione di una parte o di rivalsa dell’altra. Non abbiamo bisogno di campioni della libertà, di illuministi del nuovo millennio né di clerici estremisti oppure di “buoni” politici che si professino cattolici per un pugno di voti e poi facciano tutt’altro.
Abbiamo bisogno che quel crocifisso ci torni (o continui) a parlare e ricordi che rappresenta non tanto la sofferenza di un uomo storicamente vissuto (su cui ognuno ha il suo credo e giudizio), ma quella di tanti uomini, emarginati e oppressi, che in ogni angolo della terra vivono e muoiono, che non hanno colori o credo religiosi e politici, ma il cui dolore è proprio la vita.

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