spiaggiaUn altro sabato a respirare aria fresca. Prendo l’auto e vado nel Sulcis, in questa terra così bella e così triste. Mi piace spostarmi e rompere la noia. Viaggio lungo, ma chi se ne frega.

Venti euro di benzina basteranno. Vado al compleanno di un amico, Matteo, uno di quelli con cui fino a pochi anni fa ci guardavamo in cagnesco, da diverse barricate: lui a sinistra, io a destra. Ma il tempo e gli anni hanno fatto il resto e siamo riusciti anche a ritrovarci, come ai tempi dell’università e poi dopo, potere di facebook, davanti a una birra o a un caffè a parlare di politica e di vite…

Quando di una persona apprezzi la coerenza e l’impegno che mette, certe differenze che stupidamente ti avevano portato a dire “io qua, tu là” vengono meno. O forse alla fine stiamo tutti camminando verso la stessa direzione, da strade diverse, con gli stessi dubbi e le incertezze, con la domanda se fare tanto, impegnarsi, vendere nella nostra gioventù cuore, cervello e anima a qualcuno, a una sigla o a un partito, sia davvero servito o ci hanno solo preso per culo.
Siliqua, Castello di Acquafredda, cominciano le curve. Una ventina di chilometri nel buio, amica solo la luna e la natura. La musica passa le canzoni degli anni 80 e 90: è come rivivere il film della vita. Ogni pezzo un luogo o una persona.
Apro i finestrini e respiro la Sardegna che mi sta attorno.
Nuxis, Giba, Porto Pino. Poi il mare, in questo Sulcis dove lo stato italiano ha fatto solo violenza e la politica ha dato il peggio di sé. Persone al bar abbandonate davanti a una birra. Un colpo al cuore. Una terra bella e malinconica, lasciata al suo destino.
Spiaggia Is Salinas. Mi perdo in una strada che va verso una terra di nessuno, ma poi trova il suo perché in un parcheggio. Riva del mare, profumo di salsedine, mentre un vento caldo mi abbraccia. Luci lontane, forse è sant’Antioco.

Ecco, il chiosco, alimentato da un gruppo elettrogeno. Una bella tavolata e Matteo, un po’ smagrito: si parla – tanto per cambiare – di politica. Un piatto di malloreddus e un bicchiere di buon vino accompagnano le nostre riflessioni. Poi una fetta di anguria di un amico che gliele ha regalate, roba da km zero anzi da dieci metri. Mi racconta i suoi progetti: stanchezza e voglia di staccare dall’isola. Partire e fare un anno fuori. Ricordiamo le lotte universitarie contro CL e le attuali vicende del Comune di Cagliari.
Concordiamo che sono tempi difficili, che la nostra generazione ha pochi spazi, bisognerà masticare amaro e trovare una via d’uscita. I dubbi sono come la notte che ci circonda.

La serata scorre in un contesto magico, gente semplice che mangia in tavoli da festa e chiacchiera, un buon sottofondo musicale, ma non mi trattengo più di tanto: la stanchezza incombe. Sono stato bene, ho respirato aria fresca. Tempo di salutare e ripartire con la consapevolezza che casa mia è qualsiasi posto dove ci sia qualcuno che regala un sorriso.

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