Continuano a parlare di destra e sinistra. Continuano a dire che “per far rinascere l’Italia” ci vuole più destra o più sinistra come se gli opposti estremismi siano un toccasana. La realtà è che questa politica ha fallito, nella storia e nella realtà odierna.

Tanti sono rimasti miopi (volutamente o non volutamente) sugli esiti elettorali e le trasformazioni sociali in atto. Gli italiani si sono già smarcati. Votano senza più vincoli ideologici, senza puzza sotto il naso. Quando possono scegliere, s’intende.

 

Se un candidato è buono il giudizio va oltre la collocazione politica. Molti l’hanno capito, altri ancora stentano. Non deve valere il contenitore, ma il contenuto. Bisogna uscire dal tranello che la collocazione faccia la persona.

 

I valori e le scelte etiche sono intime, non suggerite o peggio ancora imposte da qualcuno. Se io sono contro o a favore dell’aborto, delle coppie di fatto, o di altri temi cosiddetti etici non me lo deve dire il partito ma la mia coscienza.

In Italia, invece, ci sono persone che devono per forza indicare ad altri cosa è giusto e cosa è sbagliato.  E altre persone ancora più tristi che si devono far indicare dagli altri la strada perché in fondo non hanno un’idea di nulla. Che dire poi dell’ incoerenza tra pronunciamenti e comportamenti, delle doppie morali a uso e consumo delle necessità? Ricordate quanti divorziati e separati ai family day?

 

Non vogliamo morire bacchettoni o moralisti, perché nessuno in questo paese deve esserlo. Tutti si pronunciano devoti e credenti quando conviene, pronti ad additare gli altri. E allora, visto che viviamo in un paese ubriacato da doppia morale (pubblica e privata), che crede solo per lavare i propri peccati, perché non lasciare i valori alla sfera privata (laddove non urtano il ruolo pubblico, sia chiaro) invece di incamerarli nelle proposte politiche?

A me non interessa nulla del caso Ruby. Interessa giudicare un governo per le cose che fa e non fa. Questo è il giudizio da dare.

Cominciamo a pensare alla politica come concretezza di impegni e soluzione di problemi. Come opinioni su qualcosa, senza preconcetti e sovrastrutture.

In Circoscrizione dicevo spesso una cosa che è stata un leit motive: se devi riparare una strada, se devi recuperare un giardino, non c’è differenza se sei di destra o sinistra. Non c’è un giardino comunista e uno fascista.

Sorrido quando ci professiamo di destra o di sinistra con la facilità con cui decidiamo di usare le nike o le adidas ai piedi.

Io spesso cado nel tranello.

È vero, sono nato e cresciuto con una cultura di destra, ma mi sono accorto da qualche anno che i tempi sono cambiati. Che rimanere fermi era un limite, non una risorsa. Era uno schema mentale chiuso e senza uscita, un cul de sac. La curiosità politica e intellettuale ci ha fatto progressivamente esplorare territori nuovi e porci domande sempre diverse, far leggere nuovi autori e giornali e creare confronto tra le idee. Mi sento più ricco di ieri, sicuramente. Sono semplici maturazioni e cambiamenti.

Ambiente, diritti, lavoro, cultura, società del terzo millennio, rapporti con il mondo, etica politica, autonomia isolana.

Le commistioni tra destra e sinistra, se le teniamo ancora in piedi, non sono tabù, ma interessanti invasioni di campo da cui imparare e confrontarsi senza disperdere le proprie convinzioni. Dov’è il peccato?

Anzi, spiegatemi cosa vuol dire essere di destra o di sinistra oggi. Qualcuno può ergersi ad arbitro? Oggi la vera sfida è andare oltre, essere consapevoli del mondo che ci circonda e star attenti a chi vuole renderci solo dei numeri.

Mentre noi siamo qui ad accapigliarci su clandestini, extracomunitari, coppie di fatto ed intercettazioni, ci privano lentamente della libertà. E allora qualcuno deve creare nemici finti a cui ogni volta diamo nome: fascista, comunista, diverso, clandestino.

È un modo per distrarci. Quando saremo privi di tutto, sarà più facile controllarci e privarci dei nostri diritti e sogni.

È più facile governare il nulla, non dimenticarlo mai.

 

Ridiscutiamo tutti i fondamenti del nostro vivere e della nostra società. Se siamo risorse o persone e questo capitalismo esasperato e senza regole, questa politica che non si mette mai in discussione, che infrange diritti, rispetto dei deboli e legalità con un ghigno malefico, che produce ricchezza solo per se stessa, tutto travolge.

 

La scelta sta a me, a noi, a voi. Chiudere gli occhi, alzare le spalle, tirare dritto, inseguire false divisioni o fregarcene di ciò che accade. Oppure fermarci un attimo, leggere, studiare, confrontarci, discutere. Aprire la mente a ipotesi e idee nuove. Dire la nostra. Abbiamo un grande compito, quello di non dormire mai e difendere ciò che qualcuno tanti anni fa ha conquistato.

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