Vivo come tanti di voi, amici del centrodestra, il disagio per quanto sta accadendo all’interno del Pdl e lo scontro tra il premier e Gianfranco Fini.
Non mi nascondo, io come tanti, dalla delusione nei confronti di Fini, una delusione profonda e marcata nel tempo.
Ci ha disorientato più volte, quando ha gestito i destini dell’Msi e di Alleanza Nazionale come se fossero una cartella di Windows Xp, spostandola e poi gettandola nel cestino con disinvoltura, e nel momento in cui ha messo noi di fronte a posizioni e idee disorientanti, ma non per questo non interessanti e meritevoli di approfondimento, il che è ben diverso dall’accettazione tacita. Ci disorienta ancora oggi quando mette all’ordine del giorno questioni che doveva analizzare e sviscerare alla nascita del Pdl.
Eppure non riesco a non dargli ragione e tacciarlo di tradimento. Esprime una sensazione che – volenti o nolenti – abbiamo in tanti.

In questi mesi Fini è uscito sulla stampa su tantissimi temi, alcuni condivisibili altri meno, quasi volesse sfidare la pazienza del premier e degli elettori del centrodestra. Ma su tante cose ha colto nel segno, ponendo una questione che tanti sottovalutano: il futuro della Destra Italiana e le risposte nuove ai problemi politici, etici e sociali del 2010. Che non sono gli stessi di venti anni fa. La società è cambiata, la storia è cambiata, noi siamo cambiati.
Ha immaginato una destra che si smarcasse decisamente dagli stereotipi e assumesse una connotazione più europeista. Ha rotto tabù, ha infranto barriere, campi e logiche su cui questa parte politica aveva paura di dire la sua, almeno ufficialmente, ma che tacitamente pensava e aveva idee qualche volta anche convergenti sulle sue (basta guardare le storie politiche e personali di tanti rappresentanti dell’attuale PDL).
Non credo che le posizioni di un singolo, se c’è onestà intellettuale dietro, possano essere criticate fino in fondo per odio nei confronti dello stesso. Sono posizioni, almeno esistono! Sono meglio del nulla che altri promettono spacciate per idee.

Molti, soprattutto tanti ex di An, ora lo odiano. Un venduto e un traditore. Comprensibile la delusione e l’incapacità di comprenderne il percorso politico. Bisogna andare oltre. Bisogna accogliere con serenità la riflessione che ha fatto evidenziando ciò su cui si può essere d’accordo e ciò su cui si può e si deve divergere.

Fini è uno dei pochi politici che ha carisma, stile, che non si è macchiato di qualcosa. La cui carriera politica è andata di pari passo alla crescita della destra italiana. E se siamo arrivati fin qui, a governare stabilmente il paese e tante città, province e regioni, è anche – non dimentichiamolo – grazie a lui e alle sue intuizioni (come negarlo?).
E’ un’eccezione, una cesura con la nostra politica, fatto di urla e slogan, dichiarazioni sul nulla, stupidate in giro per l’europa, pochi contenuti e molte frasi ad effetto, partiti dell’amore e altre ridicolezze del genere senza dimenticare l’esercito di voltagabbana in servizio permanente effettivo. Perché le battute e gli humor fuoriluogo hanno un solo nome: ridicolezze. Basta giustificarle con colpi di teatro, scelte di marketing politico e quant’altro. Rischiamo veramente di diventare un popolo di utili idioti che mangiano e ingoiano tutto.

Con Fini abbiamo risentito un politico che, a dispetto del fatto che potesse starsene nel suo amato scranno godendosi i successi elettorali e vivendo di rendita, finalmente non accetta passivamente i “ghe penso mi” con cui si liquida ogni tematica. Ma la realtà di tutti i nostri giorni è ben diversa da una simpatica battuta in dialetto. La realtà, i problemi, le nostre ambizioni e i sogni. Perché tacciare tutto e dire che, ponendo delle domande e chiedendo un’inversione di rotta, si è disfattisti o traditori? Perchè chiamarsi Popolo delle Libertà e non permettere che espressioni dl libertà esistano nel suo interno e siano da sopprimere, possibilmente con l’apparato mediatico a disposizione?

I problemi in realtà sono sfide, necessitano di impegni e di soluzioni creative, di politiche nuove: l’economia, la legalità rispetto alle questioni giudiziali del premier, la società italiana rispetto alle “riforme” mai realizzate e alle questioni etico-morali che incombono, la meritocrazia fintamente sbandierata (se la trovate in giro, datemene segno!), il ruolo della Lega (che apprezzo per l’identità territoriale e la capacità di moderare certi toni), l’Europa delle banche o delle patrie, la riscoperta della cultura italiana, le scuole e l’università, il nostro territorio e l’approccio ambientale rispetto alle scelte politiche. Potrei proseguire, ma capite bene che gli argomenti sono a decine. Riassumendo tutto, un modello di vita e di socialità che dobbiamo pensare e costruire e che oggi sta diventando pericolosamente qualunquistico e nichilista, fatto di immagini, simboli, festicciole e falsi sogni e ideali.

Forse certe liquidazioni parolaie riassunte perfettamente dalla cantilena “meno male che silvio c’è” (un tempo si cantava ben altro…) vanno bene per chi non ha voglia di pensare (è più facile e meno dispendios), per gli ultras che vivono la politica come un’eterna partita di pallone con striscioni e trombette, per chi si accontenta (ma bisogna vedere se poi gode) di tutto questo….
La maggioranza forse è così, la gente del 2010 forse vuole questo (siete proprio sicuri?), dobbiamo adeguarci, adattarci…. ma non dobbiamo essere per forza maggioranza, non dobbiamo per forza piegarci, non dobbiamo per forza dire che “tutto deve andare così”. Diceva Kant: “Coloro che dicono che il mondo andrà sempre così come è andato finora contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione si avveri.”

Ci sono tanti “altri” che vivono la politica come impegno sociale, mossi da un ideale (che sia di destra, centro o sinistra non mi importa) con un minimo di educazione e di cultura, con qualche anno passato sui libri e nei posti di lavoro a produrre lavoro e reddito, cultura e idee. Tutto questo, soprattutto a noi ultratrentenni, non basta più. E non significa rifare AN o rifare l’MSI, esperienze che solo a pensarci ti fanno emozionare: significa trovare collocazioni nuove nell’ambito del centrodestra, far crescere questa coalizione, seminare cultura e valori, progetti e idee al passo con i tempi, offrire al centrodestra un futuro non legato solo al premier. Significa far crescere TUTTA la politica italiana, che ha bisogno di una destra colta ed europea, con spirito e capacità di amministrazione e buongoverno, così come una sinistra non anti-berlusconiana ma legata al proprio modo di vedere il mondo e alle proprie ricette economiche e sociali.

Tanti sono disorientati, arrabbiati, disillusi. Forse come tanti altri Fini non è riuscito più a vedere le nostre idee rappresentate in questo modo e questo modo di fare politica e incarnare un progetto importante, nato con tante difficoltà ma anche con immense risorse e possibilità di sviluppo.

C’è una componente di destra, di centro-destra, di moderati che è d’accordo con questo disagio. Che è irrimediabilmente incazzata. Che ha apprezzato criticamente Berlusconi agli esordi ma non si mai appiattita troppo perchè abbiamo una storia e un modo di vedere il mondo diverso. Che ha voglia di una politica meno urlata e più pensata. Che non crede nell’uomo della provvidenza. Che vuole essere protagonista attiva e positiva, vuole staccare l’interruttore delle scontro eterno e indomabile comunisti-fascisti, buoni-cattivi mettendo al centro le persone e le loro intelligenze. Che ha voglia di dibattiti civili, di risposte serie, di politici che prima dell’appartenenza guardano i problemi e le soluzioni. Di una destra che dà risposte nuove a problemi nuovi e non si attacca più alle litanie e non teme di entrare in campi prima sconosciuti e di conquistarli con la capacità di offrire chiavi di lettura. Di una destra colta, intelligente, rispettata in Europa, a contatto con la gente, che viva di tante anime e faccia della ricchezza di pensiero il suo valore aggiunto, non della caserma e dei pensieri (sich!) unici. Una destra che si scontri appassionatamente con la sinistra, ma nel pieno rispetto di ruoli e regole.

C’è spazio per queste posizioni e per una serena riflessione su un problema reale che fini ha sollevato? Questo non vuol dire perdere consensi, quanto seminare per il futuro, per l’Italia, per ciò che ci anima di profondo quando facciamo politico. Credo che chiunque abbia buon senso e amore per il proprio paese non

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