La storia di oggi è ambientata al Good, bel locale vicino allo stadio, degli amici Fede e Gabri.

Organizziamo un caffè con degli amici che mi presentano un ragazzo che dopo 14 anni in giro è tornato in Sardegna.

Ora ne ha 26, è diventato un musicista e cantautore. Lo dice con orgoglio, e ne ha il motivo visto che ha già fatto tanto.

Sì, siamo stati abituati ad aver paura di dire chi siamo e quanto valiamo per paura di mostrarci troppo presuntuosi. La pessima abitudine di essere falsamente modesti per non scontentare la mediocrità diffusa e imperante.

Lui é pronto a ogni sacrificio, lui sa che può anche continuare la gavetta, lui sa che dovrà soffrire, pur di restare qui ma almeno coltivare il suo sogno.

“Volevo tornare a casa, dopo che ho passato lontano la mia giovinezza. Questa é casa mia, quel qualcosa che non sai spiegarti ma lo senti dentro”. Compromessi e sensazioni che conosco bene.

Non riesce ancora a entrare nel giro dei locali, perché fare musica dal vivo è complesso.

Gli confermo che sia dura, che viviamo un momento storico in cui se non sei nel giro giusto o non azzecchi la formula e il sorriso sei fottuto, e lo sa bene.

Brutto tempo, indifferenza e disillusione, calpestarsi e boicottarsi in ogni modo è regola. Ne so qualcosa. Sembra di essere travolti da maree di gaggi incazzosi, organizzatori incattiviti, artisti ruttanti da like su instagram e reggaeton.

Lui si accontenta di fare il portapizze per mantenersi. Eppure ha fatto già tante serate nel Nord Italia, canta, suona la chitarra e scrive in italiano e inglese. Ha vissuto anche a Londra. Insomma, non è propriamente un novellino.

Un figlio che rientra nella nostra terra. Un figlio che non dobbiamo far scappare ancora via con la nostra invidia e indifferenza.

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