Delle tante letture e sensazioni del film Joker quella che mi viene per prima è la sofferenza del protagonista. Dirò di più: c’è un po’ di Joker in tanti di noi. La sensazione di non essere nessuno in una società di massa che ti usa e non ti riconosce come individuo ,che ti fa abbandonare all’idea che tutto sia inutile, con conseguenze depressive o distruttive, specie quando vengono meno le certezze di una vita (in questo caso l’autostima, il lavoro e la famiglia).

Come Joker, chi non ha mai sentito il timore che gli amici ci siano per tornaconto o solo perché li chiamiamo noi? Chi magari si è sentito derubato degli affetti e del talento da persone ciniche e senza scrupoli? Chi ha visto portarsi via in poco tempo quanto aveva costruito con fatica per anni? E quante bugie scoperte, delusioni ed egoismo anche da parte di chi amiamo?

Ecco, Joker prima ancora di un messaggio politico – sbizzarritevi voi a cercare anticapitalismo e anarchia – fa riflettere nei contenuti esistenziali, nel nostro rapporto con altri e la società, nel valore di ognuno in quanto individuo e non solo consumatore, nella dimensione dei singoli rispetto alla loro posizione sociale. Nell’affetto che diamo indipendentemente dal successo che altri incarnano.

Joker si salva con la distruzione di se stesso e degli altri, opzione ovviamente assurda e impensabile. Ma quanto la società e le sue dinamiche lo hanno portato alla follia? Quanto l’indifferenza reale, mascherata da falsi affetti, like e manipolazione, rovina le persone portandole alle estreme conseguenze?

Mi apprezzeranno i teorici della cause sociali e ambientali che portano alla delinquenza e alla sanità mentale, della deresponsabilizzazione dell’individuo. Ma nelle nostre orrende gotham city di provincia, capaci di amare a tassametro e convenienza, c’é sempre meno spazio per l’affetto sociale e il senso comunitario. Per la responsabilità collettiva e la reciprocità.

Mille riflessioni stasera, magari ne arriveranno altre.

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