Dopo “tutti fan di Vasco Rossi”, “tutti vicini alla protesta dei pastori” (ma chi mai l’avrebbe detto, noi che guardiamo dall’alto in basso questa povera gente e ci vergognamo quasi di loro….)… la nuova frontiera dei cagliaritani-medi sarà tra qualche mese una molto più pericolosa e aggressiva: “tutti politici”.

All’orizzonte infatti si profila uno di quei momenti dove in città si sentirà forte l’impegno civile e il movimentismo della ggggente: le elezioni. O meglio, dove dovrà muoversi perché gli altri lo fanno.

Suonato il requiem delle Circoscrizioni, inutili e ingombranti, e come sempre tra i primi fustigatori degli organismi decentrati tanti ex consiglieri dei parlamentini diventati ora comunali (ci ricordano quei 18enni che chiamano bambini i 16enni) e con la beffa del recupero credito sui poveri attuali consiglieri, costretti a versare soldi al Comune per errori contabili, è già tutto in fermento.

Ecco il fiorire di movimenti “spontanei”, comitati, riunioni, incontri, società civile che si muove. Scuole di partito che ragionano sui massimi sistemi, congressi e circoli. Alcuni che giurano che “non faranno mai politica”, che “non si candideranno”, che non vogliono entrare in Consiglio ma vorrebbero solo essere “un’anima critica”.

Tutte le categorie saranno sempre rappresentate, quelle che “naturalmente non hanno mai fatto politica” e che “per la prima volta” metteranno le proprie professionalità al servizio della collettività, dopo che per anni, di fronte a una città in declino, ci si chiede che cosa abbiano fatto se non i propri interessi. Uno dei vizi dell’italiano e del cagliaritano è proprio questo: la collettività non esiste. Gli altri non siamo noi.

Non importa, insomma, se molti di essi fino a ieri se ne infischiavano della propria città e dei problemi e oggi si promettono di fare i paladini di qualsiasi causa sia possibile cavalcare. Altri i voti li avranno direttamente a casa: un doppio cognome, una parentela efficace, un salotto buono dove essere presentati; non servirà nemmeno fare i santini e dimenarsi in campagna elettorale o organizzarsi un discorso. I voti saranno cortesemente regalati da qualche padrino o sponsor.

Vedremo spuntare in ogni dove i candidati, i figli di…, le trote e i delfini. Gli ex, i post, i new.

Città ciclabili, pedonalizzate, no a questa piazzetta, più verde, più pulizia, quartieri lindi, strade sicure. Città turistica, città storica, città archeologica. Capitale del Mediterraneo, della Sardegna.

Programmi bellissimi, città che fioriscono, i soldi chissà dove sono, l’importante è emozionare.

La primavera del 2011 incombe e con essa le nuove elezioni comunali, teatro di scontro di tantissimi candidati vecchi e nuovi.

Ne vedrete spuntare in ogni dove, conosciuti e meno. Ogni persona avrà almeno un candidato nel proprio condominio. I santini (le effige in miniatura) invaderanno le vostre caselle postali. Con buona pace dei locali notturni, cocktail e serate. Presentiamo il candidato tra uno spritz e un salatino. Oppure ceniamo tutti da Nino.

Scopriremo che quello è di destra anche se due giorni prima alzava il pugno chiuso e viceversa si candida al centro anche se custodiva il busto del Duce. Quell’altro si candida per fare un favore all’amico o perché glielo ha chiesto la ggggente. Scopriremo che ricchi parassiti ora sono pure interessati della povera gente delle periferie. Che un voto potrà garantirti una ricarica telefonica magari, come felice omaggio, o qualcosa di più. Un posto di lavoro, magari.

Per darsi un po’ di tono, per rompere la noia, molti faranno politica. Niente idee, per carità. Troppo impegno avere delle idee: ora contano la faccia e le amicizie giuste. Se hai qualcosa di importante da dire e da rappresentare puoi già sapere che sei fuorimoda e fuoriluogo. E tanti partiti, fedeli al motto, non importa “chiseiecosafai” ma importa “quantivotiprendi” daranno ampi spazi in lista a tanti personaggi in cerca d’autore.

Prepariamoci poi agli slogan artefatti: Cambiare Cagliari, Io amo Cagliari, Insieme Cagliari, Tutti per Cagliari, Alleanza per Cagliari, Cagliari delle Libertà, Nuova Cagliari, Futuro per Cagliari, Uniti per Cagliari, Cagliari capitale e chissà che altro nel mescolare di parole ed espressioni si tirerà fuori. E ancora autobus e pannelli che girano. Affissione anche fuori dagli spazi (a proposito, qualcuno è stato mai multato?).

Candidati seri o ragazzotti figli di papà ricamati dentro abiti di sartoria dai costi vertiginosi sfideranno quelli che si presenteranno con tono più sportivo. Immancabili poi le foto con strette di mano e sorrisi ai cittadini che meritano di essere citati: disoccupati, anziani, deboli, disabili. Li citi alle elezioni perchè colpiscono il cuore e qualche elettore sensibile, poi chi se ne ricorda più.

Ovviamente, in tutto questo, ci saranno anche candidati meritevoli di un voto. Magari grideranno di meno e saranno meno lucidi e brillanti a livello di marketing politico. Dalla serietà dei discorsi, dall’esempio, dal ruolo che rivestono in società. Soprattutto dal fatto che per fare favori non si svegliano 5 mesi prima delle elezioni. Saranno di ogni colore e partito politico: usciamo dall’idea che solo a destra o sinistra (sempre che queste categorie abbiano un senso) ci sia gente onesta e per bene. Già, la differenza sta tutta qua: le divisioni saranno tra gente per bene e meno. Impegnati veri e farlocchi di ogni genere.

La speranza è di vedere qualità nella campagna elettorale anche se, purtroppo, la politica supermercato, anzi discount ha preso il sopravvento e avere un’idea oggi e la voglia di impegnarsi per essa è una cosa inutile e dannosa.

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