Cagliari no ri praxiri? Bairindi (Cagliari non ti piace? Vattene!)

Ogni tanto sentiamo o leggiamo sul web le dichiarazioni di qualche giovane “alternativo/a-figlio di papà” (uomo o donna non importa) che comincia a dire la sua urbi et orbi: Cagliari è tutta una noia, vorrei andare a vivere in qualche altro posto, basta Cagliari, mi sono stufato, sempre la stessa gente, sempre gli stessi posti.

Benissimo, ci sta.

Le solite sfuriate dopo qualche serata andata in bianco, con un divertimento non all’altezza delle aspettative, con una ricchezza che non soddisfa i propri voleri, con la solita voglia di cambiare (a parole).

A farla sono proprio gli esponenti della gioventù cagliaritana annoiata, quelli perennemente nei bar, nelle caffetterie, che aspettano trepidanti i weekend per darci di brutto, distruggere auto di famiglia e farsi notare, che si stancano subito di tutto e tutti. Delle amicizie, delle ragazze, degli oggetti che hanno.

Trattano ogni cosa e persona come fosse un giocattolo: i capricci per averli, e poi li lasciano in un angolo quando  se ne stufano. Sono gli abitudinari:  sempre gli stessi posti, vestono uguale, hanno le stesse idee e gli stessi atteggiamenti dei loro simili.

Quelli che rappresentano il contraltare a tanti giovani cagliaritani umili silenziosi che studiano, lavorano, si fanno il mazzo ma non hanno mai la possibilità di vedere un futuro chiaro e limpido davanti a loro. Perché hanno sbagliato cricca, famiglia e cognome.

Non hanno tanti soldi ma sono ricchi di sogni e speranze, almeno quello.

I genitori li assecondano. Una banconota da 500 euro, una ricarica sulla postepay, per il resto che facciano quello che vogliono.

I genitori hanno altro a cui pensare: la carriera, la propria vita, l’aperitivo, il weekendino. I figli sono un peso. E che peso. Parlarci è una perdita di tempo. Chiedere come stanno è da evitare. Fanno finta di non vederli quando tornano in condizioni pietose.

Meglio comprarne l’affetto, soddisfare ogni loro vanità facendo a gara con l’altro coniuge per chi darà di più.

La noia non è Cagliari, ma l’aver già bruciato le tappe, avuto e comprato tutto, compresi amicizia e sentimenti. È una noia esistenziale figlia di un vuoto. Di chi non ha conquistato nulla, non ha lavorato o studiato per avere i soldi, ma raggiunge con troppa facilità e leggerezza. Di chi ha avuto sul vassoio un posto di lavoro a una donna da amare. Di che possono annoiarsi? Non avranno problemi di lavoro, di casa, di prospettive. Il loro futuro è nel cassetto.

Il consiglio a questi giovani, così stretti da una realtà come la nostra, così troppo internazionali per noialtri sfigati è il seguente: partite per il mondo, possibilmente andando a lavorare e studiare veramente, mantenetevi da soli senza chiedere nulla a papà, mollate gli ormeggi, affrontate il mare aperto.

Tanti coetanei lo fanno: Erasmus, uno o più master fuori, esperienze di lavoro, università ma anche semplicemente un viaggio senza sapere come e dove. Magari ricominciando una nuova vita, facendo i barman e i lavapiatti e poi conquistandosi la gestione di un locale.

Hanno tagliato il cordone ombelicale e hanno dimostrato che i cagliaritani, fuori dalla propria bolla, si fanno valere, eccome..

Inutile scrivere proclami “salvifici” a cui mettono “mi piace” i compiaciuti cloni e qualche altra “bella del reame” scarrozzata da qualche parte e comprata a suon di carte di credito.

Forse tornereste rinfrancati e grintosi, e sareste davvero un capitale prezioso per tutti gli altri.

Allora sì che potreste dire orgogliosamente “questa Cagliari mi annoia”.

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