Arbitraggi

Vorrei dichiarare chiusa la due-giorni di ironie e critiche sul governo uscente.

Ho ironizzato fin troppo sulla sconfitta che non voglio proseguire. Come sempre accade, a un certo punto dei miei attacchi avverto l’effetto opposto, anche perché tra la “fazione degli sconfitti” (o presunti tali, dipende dai punti di vista) ci sono amici che stimo, malgrado le posizioni e le scelte.

« non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci faceva ridere adesso ci farà tutt’al più sorridere. »

(Luigi Pirandello)

È successo questo. Però scusatemi amici, c’era un po’ di rabbia repressa: ho sentito la mia passione violentata, la mia (personale) idea di destra e di patria svendute. Mi sono affidato (e me ne vergogno) al sogno di un centrodestra e di un leader che si è rivelato una delusione.

 

Lo so che forse ho un ideale ancora romantico della politica, totalmente fuori dalla realtà. Poco pragmatico, molto idealista. Allargate pure le braccia e ditemi “ma chi te lo fa fare? Questa è l’Italia, questa è la politica”. Non c’è problema, vi capisco.

 

È tempo di guardare avanti. È tempo di sperare che Monti, rettore di mio fratello bocconiano ai tempi della sua laurea, faccia del bene al paese.

 

Oggi con la Delegazione calcio a 5 avevamo in programma una riunione con gli arbitri. Un interessante confronto con le società di calcio a 5 della provincia di Cagliari. Si doveva parlare di arbitraggi e conduzioni di gara: sapete bene che nello sport, in particolare nel pallone, le giacchette nere sono sempre nell’occhio del ciclone.

 

Nella mia esperienza in Figc da collaboratore (ma anche per anni come allenatore) ho potuto notare come l’arbitro sia un incubo di tanti, la madre di ogni problema.

 

Oggi era presente anche il nuovo responsabile regionale dei fischietti del futsal Antonio Marogna (che ha sostituito il bravo Antonio Castiglione) che ha raccontato la sua nuova esperienza e spiegato i progetti del nuovo corso.

 

Nessun miracolo, nessuna promessa fantascientifica. Ha affermato una cosa sacrosanta: il mondo del pallone “numero 4” difetta di cultura. Non ci sono i presupposti per lavorare bene perché il livello è quello che è. Gli arbitri sbagliano, umanamente, perché sono persone come tutti, sono in continua crescita (lui punta a farli diventare degli esperti della disciplina) ma come non tenere in considerazione il clima che si crea attorno, l’aria di sfida, di pregiudizio figlia della poca preparazione di tante società e degli attori in campo?

 

In poche parole, possono fare la morale certe società e personaggi che aleggiano nel mondo del calcio che fanno di tutto fuorché tutelare i valori del fair play e il buon andamento delle gare?

 

Gli arbitri non sono messi nelle condizioni di lavorare bene, di sentirsi non tanto “protagonisti” quanto persone che fan parte del gioco e magari, oltre ad offrire un servizio indispensabile, vorrebbero divertirsi come, credo, vogliono fare i giocatori e chi segue lo sport.

 

Poi ci sono, come tutti, gli arbitri che sbagliano, quelli scadenti e che fanno danni. Ma siamo sicuri che le società e i giocatori facciano del loro meglio per costruire un rapporto positivo e che ogni scelta e decisione loro (sulle rose, sui tecnici, ecc) sia impeccabile?

 

Allora per una volta mi schiero con quelli che sarebbero i responsabili dei problemi del nostro sport, giusto per farvi incavolare una volta tanto.

 

C’è qualcosa che va oltre. Le giacchette nere (o gialle, o fucsia visto l’abbigliamento) sono più che semplici direttori di gare di cui a breve si perderà la memoria, sfide che di epico hanno poco. Sono la metafora della nostra Italia, dei nostri vizi e delle nostre lacune culturali.

Dalle nostre parti siamo assolutamente incapaci di ritenere che qualcuno possa essere un giudice imparziale. Odiamo le regole e chi ci deve giudicare. Dobbiamo sempre cercare l’escamotage, la via di fuga, la scusa per i nostri “peccati”.

 

Non possiamo perdere e se perdiamo la colpa è sempre di qualcuno, in questo caso del giudice di gara, poi della Federazione, poi di chissà che altro, ma ne ho sentito di bellissime. Mai per colpa dei nostri errori o del fatto che qualcuno – magari – sia anche più bravo di noi. Non vi ha mai sfiorato questa idea?

Sappiamo tifare sempre e solo “contro” qualcuno e mai riconoscere l’avversario e il suo valore.

 

Allora il film che va in onda ogni weekend è sempre lo stesso e tanti che criticano gli arbitri hanno davvero pochi motivi per aprir bocca.

Ho visto match con giocatori che sbagliavano gol a porta vuota, lisciavano palloni o non riuscivano neanche a stoppare la palla, mentre per gli arbitri un errore su una inutile rimessa laterale costava una valanga di insulti e il rischio incolumità. Senza parlare dei genitori ultras e di quant’altro lo scadente scenario del calcio ci fa vedere ogni settimana.

 

Cose che meriterebbero che questi “signori” (per così dire) non facessero campionati targati Figc ma andassero a svernare in qualche torneo amatoriale dove tutto è concesso, dove ci sono soldi in palio, dove si affollano ben noti sfigati e gaggi che sfogano rabbie represse dietro un pallone per guadagnarsi un montepremi a suon di calci e insulti, anche quando questi tornei sono intitolati alla memoria di qualcuno.

 

Distorsioni all’italiana.

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