tabuIl Comune di Cagliari ridisegna gli spazi del centro storico. Stop a gazebo e pedane, e superfici più ristrette a disposizione degli operatori commerciali del quartiere di Marina e in piazza Yenne. E piazza Santo Sepolcro, al centro di numerose polemiche da parte dei genitori del quartiere, sarà libera da sedie e tavolini, scrive il portale Castedduonline. Ebbene sì, in questo sabato pantofolaro, ho voglia di scrivere ancora due righe, forse le solite. Quando vado in giro per il mondo (e lo fate certamente anche tutti voi) noterete sempre che le città cercano di offrirsi al meglio per i turisti, che le amministrazioni permettono alle persone che vogliono lavorare onestamente di farlo, che i tavolini esistono in ogni piazza e qualcuno ha il coraggio pure di darmi del criticone e dell’anticagliaritano.

Pochi ricordano (io sì) quale schifezza fosse la Marina qualche anno fa: neanche ci passavi. Era una zona franca, brutta, sporca e poco illuminata. Roba da girone infernale: perdete ogni speranza voi che entrate. Oggi almeno è una piccola cartolina di una bella Cagliari. Una di quelle zone che abbiamo piacere di consigliare a chi la visita.

Ma questo non basta. Vince l’invidia e il particolare. Vince la voglia di rovinare tutto, sempre. Perché se in questa città qualcosa funziona, qualcuno fa bene, bisogna adoperarsi per bloccarlo e demotivare.

Mi chiedo se la stessa solerzia esista nei confronti dei tantissimi abusivi che affollano la città, senza licenze, senza tasse pagate, senza concessioni, senza nulla di nulla, con merci contraffatte, con prodotti di mare, frutta e altro di dubbia provenienza (e che rischi per la salute, no?). Eppure sono tutti alla luce del sole, ma nessuno osa discutere. E se li tocchi….apriti cielo!

Beh, eccovi un esempio. Con buona pace degli ultras che ci racconteranno che alla Marina ci fosse un casino e che Zedda (o chi per lui) ha fatto bene. Perché le regole ci vogliono, nessuno lo nega, ma ci vorrebbe anche il buon senso. Quello che manca, ogni giorno, alla classe politica sempre più lontana dalla vita reale.

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