Viaggi che si scoprono lenti e luoghi sinceri.
Ho sempre pensato che i luoghi e le persone ti chiamino.
Non sempre sai quando accade, ma accade.
Cambiamo zona della Puglia dopo la qualificazione della Juniores al Torneo delle Regioni e anche noi dell’Ufficio stampa della FIGC LND CR Sardegna ci ritroviamo a Torre Canne, in un hotel bellissimo, quasi sproporzionato rispetto al silenzio che lo circonda in questo periodo dell’anno.
Decidiamo di uscire in quello che potrebbe essere il centro di una località turistica nell’attesa dell’assegnazione di una stanza. Venti minuti a piedi prima di incontrare le prime villette, negozi chiuso tranne un tabacchi, cartelli “affittasi” che oscillano nel vento.
È una località turistica fuori stagione. Mi ricorda Santa Margherita, quando l’estate non è ancora arrivata o è appena finita. L’umido dentro le case sembra arrivarti dentro.
Proseguiamo anche se il centro appare inanimato. La chiesetta bianca è chiusa. Il lido La Zanzara è stato invaso dalla mareggiata. Il mare fa da sfondo, agitato come se fremesse.
Arriviamo sul lungomare. Il vento sferza il viso, l’odore di salsedine è intenso, quasi metallico. Un faro bianco domina. Sono i luoghi che amo: essenziali, spogli, solitari. Luoghi in cui sei tutt’uno con l’universo.
Poi, come spesso accade nel viaggio lento, appare ciò che non cercavi. Un piccolo bar che sfida la burrasca. Aperto! Dentro, Patrizio muove le mani con naturalezza dietro il bancone preparando caffè e raccontando storie. C’è un oblò che guarda direttamente l’Adriatico in tempesta, come se il mare fosse quadro.
Prendiamo un caffè. Poi un limoncello fatto a Putignano. Patrizio racconta di essere stato in Sardegna, a Cabras, “perché non volevo il caos e i cellulari non prendevano”. Le parole escono come un flusso di coscienza. Un altro avventore è interista, si parla di Cassano, di calcio, di stagioni passate. Entrano due polacchi che vivono qui, poi una coppia anziana.
Piccoli frammenti di mondo che si incontrano in un pomeriggio di vento da viaggiatori spettinati.
Fuori il mare continua a muoversi, ma dentro il tempo no. Il viaggio, a volte, è un bar che diventa casa, una conversazione senza scopo, un bicchiere davanti e molta frivolezza. Come se ci conoscessimo da tempo, ma in verità siamo sconosciuti in cerca di un pianeta da abitare.
Continuo a pensare che certi luoghi non li scegliamo, sono loro che vengono a cercarci.