Tixi

Gabriele. Una chitarra, un destino, una canzone e tante vite di mezzo.

Lanusei, domenica sera, il cielo sa di stelle e Ogliastra profonda. L’aria è fresca e ristoratrice.
Il concerto di Vinicio Capossela sta per finire. All’improvviso, sul palco viene chiamato un ragazzo di dodici anni. Ha un cappello nero e imbraccia una chitarra: si chiama Gabriele.
Mi segno questo inatteso ospite tra gli appunti per l’articolo per il giornale. Sembra un particolare come un altro, ma c’è qualcosa di più. La storia si fa interessante.

A Gabriele regalano un biglietto per il concerto. Un amico stretto, che conosco bene, è purtroppo in ospedale alle prese con un importante intervento e non può andare. Così il ragazzo parte per Lanusei. Poche ore prima dello spettacolo, Gabriele — che porta sempre con sé la chitarra — si mette a strimpellare nella hall dell’albergo.
Che, per coincidenza, è lo stesso in cui alloggia Capossela.
L’artista lo sente, si avvicina. Parlano. Gabriele, nonostante la giovanissima età, ha già suonato in una serata in memoria del tenore cagliaritano Gianluca Floris, scomparso nel 2022, intitolata proprio Ovunque proteggi — dal brano di Capossela — perché figlio di un caro amico di Gianluca, un noto avvocato cagliaritano.

Capossela lo invita al soundcheck prima del concerto. Poi ancora sul palco, proprio durante il suo live del Rocce Rosse Blues.
Il ragazzino suona. i siede quasi al centro della scena, e accompagna il gruppo sulle note di Ovunque proteggi, che chiude la serata ogliastrina. Quando finisce saluta tutti: ha un sorriso solare, occhi che luccicano di quella gioia di chi non ci crede ancora. Eppure è successo. Una chitarra, un destino, una canzone e tante vite di mezzo.

(Grazie Mauro Momo Sollai)