AHS, una sigla bianca leggera proiettata su sfondo nero. È il marchio degli Afterhours. Ventidue anni dopo, la band di Manuel Agnelli torna alla Fiera di Cagliari, oggi MusicArena, per la data sarda del tour dedicato a Ballate per piccole iene. Un ritorno non solo fisico ma emotivo, capace di scuotere corde diventate grandi in un pubblico trasversale: adulti che un tempo erano ragazzi, ora con figli adolescenti al seguito, pronti a condividere un’eredità musicale fatta di rabbia, tenerezza, disillusione e poesia.
Ore 21:30, falsa partenza. La base di Powerman dei Kinks riparte tra urla trattenute e sorrisi nervosi. Pochissimi minuti ed è tutto reale: Manuel Agnelli con La sottile linea bianca, manifesto d’apertura. Poi Ballata per la mia piccola iena, e scorrono immagini di incendi. Ogni pezzo è accolto come una reliquia.
“Ciò che è mio è tuo”, sussurra Agnelli. Non è solo un verso: è un patto. Tra palco e platea, tra un gruppo che ha sempre messo a nudo la propria carne e chi, in quella carne, ha visto riflessi i propri dolori. Arriva È la fine la più importante. Poi Agnelli abbandona la chitarra, si sposta al pianoforte. “Lo so che il mio amore è una patologia…”, canta, scavando con voce sontuosa nel cuore di un pezzo che è più confessione che canzone, come Ci sono molti modi.
Segue una valanga di “grazie” urlati al cielo di Cagliari. Poi la presentazione della band: Andrea Viti al basso, Dario Ciffo al violino, Giacomo Rossetti (chitarre, tastiere, cori, percussioni), Giorgio Prette alla batteria. È un muro del suono, compatto e preciso, che accompagna con tensione e profondità ogni poesia.
La vedova bianca, Carne fresca, Male in polvere. La platea ascolta quasi in trance. Poi Chissà com’è, Il sangue di Giuda. Si chiude la prima parte dedicata a Ballate per piccole iene, un disco che viene da un altro tempo, ma che oggi suona ancora come moderno.
La seconda parte è un altro mondo. Dopo una pausa più lunga, gli Afterhours rientrano sul palco con una Canzone di Marinella sorprendente, poi Strategie, una sorta di preghiera laica, ritmata dalle mani del pubblico. L’impianto si ferma, il pubblico però continua a cantare, a tempo, a voce piena. Una piccola apocalisse poetica. L’audio riparte dopo mezz’ora.
“Grazie per essere in così tanti stasera. È un tour magico. Speravamo in qualcosa di speciale, ma questo è oltre.” C’è commozione nella voce di Agnelli. “Riunire tre generazioni sotto un solo palco è un onore.”
Un viaggio a ritroso di vent’anni, ma anche un presente che respira forte, con muscoli e ferite. Perché certe storie non si archiviano: restano, si trasformano, e a volte tornano più vive di prima.
(dall’Unione Sarda del 2 agosto 2025)