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Tixi

Il baretto di Acquacadda ha chiuso

Il Baretto di Aquacadda ha le serrande abbassate.

Il Baretto di Acquacadda, sì, lui, quel piccolo sollievo dopo le curve aspre e infinite della vecchia statale 293 che da Siliqua ti apre gli occhi e la mente al selvaggio Sulcis.

Te lo trovavi lì, all’improvviso, appena finita la discesa, come una confine tra la natura e la civiltà.
Niente insegne luminose né tavolini all’aperto, solo una porta stretta incorniciata da pietra grigia, un’insegna consumata del tabacchi, e quel cartello dei gelati appeso stanco, scolorito dal sole come le fotografie lasciate troppo a lungo.
La facciata nuda, ruvida come la voce di chi ci entrava ogni giorno e si fidava di m una vecchia insegna giallognola del Bar sponsorizzata dalla Tazza d’Oro.
Sul muro, qualche manifesto di vecchie formazioni del Cagliari anni 80, i resti di un tifo acceso in curva. Dentro — perché ognuno di noi, almeno una volta, c’è entrato — il frigo delle Ichnusa, quantità infinite, il bancone di acciaio e quelle bottiglie di liquori allineate con orgoglio, etichette ingiallite accanto a quelle nuove, le grappe accanto all’Amaro Lucano, il mirto accanto al Vecchio Romagna. In mezzo, i gratta e vinci appesi come bandierine, a ricordare che anche nei paesi si può sognare una vita diversa con due euro, e sopra le coppe di vecchi tornei di paese.

Il Baratto di Acquacadda era un confine tra il prima e il dopo, tra il viaggio e la sosta, tra il fuori e il dentro.
Ci si fermavano i muratori, i contadini, i pendolari, gli agenti di commercio e anche chi, come me, andava nei paesi per perdersi e ritrovarsi. Era un posto dove bastava uno sguardo per ordinare, dove le chiacchiere erano brevi ma vere, dove il tempo sembrava più largo.

Mi è venuto in mente un passaggio di Franco Arminio, quando scrive che i paesi sono luoghi dove le cose accadono piano, e per questo ci accorgiamo più tardi che sono finite.

Ecco, forse è finito anche il Baretto di Aquacadda. Forse tornerà, forse no.
Quando un bar chiude in un paese così, è come se si spegnesse una voce, una luce, un piccolo motore del mondo. Ma oggi, davanti a quella porta chiusa, ho sentito che anche un altro pezzetto di infanzia, di gioventù, di paese, ha fatto silenzio.